Quattro arresti domiciliari a carico dei vertici e di tecnici di due società di movimento terra, il divieto temporaneo di esercizio d’impresa per l’amministratore unico di un’altra ditta, il sequestro di sette siti dove sono stati smaltiti illegalmente oltre 400 mila metri cubi di rifiuti speciali (pari a circa 500 mila tonnellate di terre e rocce da scavo spostate) generando altrettante discariche abusive per una superficie di circa 10 ettari, il sequestro preventivo di 13 autocarri utilizzati per trasporto e scarico del materiale. È questo il bilancio dell’operazione «Terre d'oro» che ha bloccato un imponente smaltimento illecito di rifiuti speciali condotta dal Comando Provinciale di Pescara del Corpo forestale dello Stato e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia de l’Aquila. L’obiettivo era quello di limitare i costi di trasporto ed evitare quelli di smaltimento. L’indagine era stata avviata nel 2011 dopo la scoperta di irregolarità sulla manipolazione di rocce e terre da scavo in un cantiere del capoluogo abruzzese. Sotto la lente degli inquirenti è finito anche il sindaco di Chieti, Umberto Di Primio, alla guida del Comune da 5 anni nella giunta di centrodestra e indagato per corruzione in un fascicolo stralcio per la parte collegata al cosiddetto «Megalo 3», il progetto di sviluppo del grande centro commerciale di Chieti Scalo. In totale sono 18 sono gli indagati denunciati a piede libero tra professionisti, imprenditori e proprietari di terreni compiacenti che dovranno rispondere dei reati di discarica abusiva e traffico illecito di rifiuti speciali. Sette invece le società che traevano vantaggi dai reati e che ora sono interessate da provvedimenti sanzionatori per illeciti amministrativi.
Stroncato traffico illecito di rifiuti speciali
Quattro arresti domiciliari a carico dei vertici e di tecnici di due società di movimento terra, il divieto temporaneo di esercizio d’impresa per l’amministratore unico di un’altra ditta, il...