Una presenza capillare, silenziosa, quasi invisibile. Una conquista di territorio che giorno dopo giorno si fa più minacciosa. Un "assalto islamico" che fa sempre più proseliti. Un’insidia sottile, apparentemente strategica, difficile da contrastare e controllare, secondo l’ultimo monitoraggio dell’Antiterrorismo. Sono più di 800, infatti, i cosiddetti "luoghi di culto" in Italia dove spesso si predica l’odio. Dal Piemonte alla Sicilia, dall’Emilia Romagna alla Campania, dalla Lombardia alla Calabria. Non solo moschee censite e ben individuabili, ma centri culturali islamici, associazioni maomettiane, che nascono e crescono in garage, negozi, cantine, palestre, discoteche in disuso, sexy shop. Luoghi, spesso non censiti, dove si glorifica Allah, si adora Maometto, si prega inginocchiati verso la Mecca e si inneggia alla morte dell’infedele ESERCITO MUSULMANO I musulmani in Italia sono un milione e 700mila. Rappresentano il 30 per cento della popolazione straniera sul nostro suolo e possono pregare il loro Dio solo in una decina di moschee ben riconoscibili su 184 definite tali. Fra quelle "ufficiali" ci sono la Grande Moschea di Roma, quella di Catania, di Segrate o Colle Val d’Elsa. Per il resto, i seguaci di Maometto nostrani si affidano a 820 luoghi di culto improvvisati trasformati in Centri culturali Islam (34 solo quelli censiti) o in Associazioni culturali islamiche dove si ospitano spesso gli imam più integralisti (sono sotto controllo una quindicina di itineranti). La religione islamica non rientra nel Concordato con la Chiesa cattolica e le altre confessioni religiose, e approfittando dell’assenza di norme specifiche, i luoghi di culto musulmani nascono ogni giorno in ogni dove, ci si predica l’odio e spesso sono a disposizione di imam integralisti, tabligh itineranti e combattenti pronti al martirio. ISLAM A ROMA Solo negli ultimi due anni nel nostro Paese è stata certificata la nascita di 57 nuovi luoghi di culto islamici. La Capitale ha visto la crescita maggiore, con ben 21 centri culturali di fede maomettiana che vanno ad affiancarsi non solo alla Grande Moschea, ma anche al Centro islamico al Manar di Torre Angela, al Centro culturale islamico di Via Tagaste e al Centro islamico Imam Madhi. Se in tutta Italia i luoghi non censiti dove si prega Maometto sono circa 600, a Roma, oltre ai 30 registrati, secondo l’Antiterrorismo ce ne sono un centinaio nascosti e dunque fuori controllo. L’estate scorsa la moschea di via Alò Giovannoli, nel quartiere Torpignattara, fu posta sotto sequestro perché abusiva e priva di misure di sicurezza. Il Municipio concesse ai musulmani una ex aula consiliare nello stesso quartiere dove sorgono anche le moschee di via Gabrio Serbelloni e quella di via Capua. Altre quattro si trovano alla Magliana. Ma è l’Esquilino, coi suoi tre centri di culto e un numero di immigrati di fede musulmana in costante crescita, il vero quartiere a rischio della Capitale. RISCHIO TERRORISMO I luoghi di culto islamici sono presenti soprattutto in Nord Italia (a Bologna solo negli ultimi tempi ne sono nati nove), ma in realtà l’infiltrazione di incitatori d’odio o di terroristi, si estende in tutta la Penisola. Nel nostro Paese, infatti, dal 2001 al 2011, i terroristi islamici condannati sono stati 146. Fra questi l’imam di Cremona, Mourad Trabelsi, condannato con sentenza definitiva per terrorismo internazionale di matrice islamica. Da Cremona è transitato anche il wahabita Bilal Bosnic, membro dell’Isis, che su youtube lancia appelli ad unirsi al califfato. A Vicenza gli investigatori hanno tenuto sotto controllo uno strano flusso di denaro spedito all’estero e molto probabilmente destinato a uomini pronti a compiere attacchi terroristici in Medio Oriente. A Roma è transitato Aweys Dahir Ubeidullah, un somalo il cui nome figura nella "lista nera" degli Stati Uniti. È invece di Genova il 28enne Andrea Giuseppe Lazzaro, convertitosi all’islam, diventato Umar e indagato per associazione terroristica. Anche il Sud non è immune dal rischio. Hamed Gouran in Calabria predicava l’intolleranza islamica via internet, ed è finito in manette. In Campania le strutture di culto clandestine vengono monitorate, ma lo stesso si può dire di quelle lombarde, dove spesso gli imam seguono gli insegnamenti dei predecessori estremisti di Gallarate, Bergamo o Varese. In Veneto la chiusura della moschea di via Anelli ha provocato un conflitto fra musulmani "moderati" ed estremisti. Sotto osservazione dell’antiterrorismo anche il centro culturale islamico di Treviso, mentre il Piemonte è preda di predicatori integralisti itineranti. Venti persone, italiani e stranieri, convertiti al verbo di Maometto, sono tenute sotto controllo in Toscana dopo le minacce su scala mondiale dell’Isis, mentre è dal Veneto che provengono 30 dei 50 italiani che combattono con lo Stato islamico. A Milano, inoltre, si indaga su alcuni siriani jihadisti pronti a dare la vita per Allah e per la Siria. In Italia, infine, ci sono circa 5mila convertiti a Maometto: pregano in silenzio e nessuno può escludere che un giorno possano agire. RECLUTAMENTO I sociali network, soprattutto Facebook e Twitter, hanno agevolato la "missione islamica" di reclutare nuove leve. Secondo l’intelligence, il 95 per cento del proselitismo si sviluppa in rete. Gli integralisti della Mezzaluna la sfruttano per arrivare agli immigrati più deboli: drogati, pregiudicati, sbandati. Ma anche ad estremisti di destra e sinistra in cerca di una nuova "fede politica". Li indottrinano prima on line, poi ospitandoli nei loro centri di culto clandestini. Il ruolo di reclutamento spetta ai tabligh, che diffondono la fede islamica porta a porta. Pochi mesi fa, cinque membri di una cellula terroristica islamica internazionale, con base ad Andria, sono stati condannati a Bari. Secondo gli investigatori «cooperavano nell’attività di proselitismo». Il reclutamento avviene anche nelle carceri, dove sono presenti 13mila detenuti musulmani e una moschea ogni quattro istituti di pena. Sotto controllo da parte degli inquirenti anche i centri di accoglienza per immigrati, pieni di facili prede. A Genova gli investigatori hanno scovato quella che era forse la più temibile organizzazione islamica dedita al reclutamento, Jaish al Muhajireen, collegata ad Al Qaeda. Ed è al Nord, più precisamente fra Milano, Bologna e il capoluogo ligure, che si anniderebbero integralisti esperti reclutatori. Nel 2013 un 23enne genovese, Giuliano Ibrahim Delnevo, convertitosi all’islam, è stato ucciso in Siria mentre combatteva a fianco dei ribelli anti-Assad. Secondo i magistrati, era un reclutatore. E non era l’unico.
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L’ultimo monitoraggio su moschee e siti di culto dell'Antiterrorismo Oltre 600 luoghi «illegali», 57 nuovi centri in due anni, 21 solo nella Capitale
