Attualità

Sugli appalti di Buzzi indaga la Corte dei conti

Aperto un fascicolo per quantificare il danno erariale e quello all’immagine di Roma

Valeria Di Corrado Un pool di magistrati contabili è al lavoro per quantificare il danno erariale e quello prodotto all’immagine di Roma e dell’Italia intera dall’associazione di stampo mafioso guidata dall’ex estremista nero Massimo Carminati e dal ras delle cooperative di ex detenuti Salvatore Buzzi. Dopo la bufera giudiziaria che ha portato all’arresto di 37 persone e all’iscrizione sul registro degli indagati di politici di spicco, tra cui l’ex sindaco Gianni Alemanno, la procura della Corte dei conti del Lazio ha dato il via a una corposa attività di indagine sull’organizzazione Mafia Capitale, che verrà «spacchettata» in più fascicoli. Nonostante le carenze d’organico con cui si trova a fare i conti ormai da tempo, il procuratore capo Raffaele De Dominicis ha predisposto un pool di pm ad hoc. I magistrati contabili hanno acquisito le informative dei carabinieri del Ros e quelle della Guardia di Finanza allegate all’inchiesta penale. L’obiettivo è passare al setaccio le decine di migliaia di pagine di documenti per ricercare i profili delle condotte corruttive e quantificare il danno all’erario. «La classica coppia di condotte emissione/annotazione di fatture relative a operazioni in tutto o in parte inesistenti, anche con la complicità di imprenditori esterni all’organizzazione – si legge nell’ordinanza di arresto del 2 dicembre firmata dal giudice delle indagini preliminari – è la modalità con cui vengono estratti i flussi finanziari per un verso per essere veicolati ai loro destinatari finali, per altro verso per generare disponibilità extracontabili finalizzate a pagare pubblici ufficiali corrotti, con un risparmio fiscale, ottenuto dall’esposizione di costi inesistenti, che scarica sull’erario il prezzo delle operazioni». La difficoltà della Procura contabile sarà quella di quantificare il presunto danno prodotto da gare d’appalto che – secondo i pm di piazzale Clodio – erano «pilotate» a favore del consorzio «Eriches 29», gestito dall’ex detenuto Salvatore Buzzi. I magistrati dovranno avvalersi di una cavillosa attività di indagine per raffrontare le offerte presentate dalle imprese concorrenti di Buzzi e calcolare, se e quanto, le pubbliche amministrazioni ci hanno rimesso nell’assegnazione del singolo appalto alle cooperative di ex detenuti. Una volta determinato il danno, bisognerà poi individuare i responsabili della condotta dolosa o gravemente colposa. La Corte dei conti può perseguire solo i dipendenti pubblici e nell’organizzazione Mafia Capitale solo una parte dei soggetti coinvolti è interna alla pubblica amministrazione. Sono molto più nitidi, invece, i contorni della frode all’erario di oltre 7 milioni di euro per l’a cquisto di 11 milioni di litri di gasolio destinati a una nave cisterna, la Victory I, in realtà affondata un anno fa. Sei persone, tra cui tre ufficiali della Marina Militare e altri soggetti legati al sodalizio di Carminati, sono stati arrestati lo scorso 15 dicembre dagli uomini del Nucleo di polizia tributaria di Roma su mandato dalla Procura. I colleghi di via Baiamonti, in questo caso, hanno terreno fertile su cui indagare: sull’inchiesta «Gost ship» (nave fantasma) hanno infatti aperto un fascicolo a parte. L’intervento della magistratura contabile era stato preannunciato lo scorso 18 dicembre dal presidente della Corte dei conti Pasquale Squitieri: «Noi ci occuperemo di recuperare quello che è stato sottratto e addossare a questi signori, con la "S" minuscola, i danni che hanno causato». «Interverremo pesantemente nei limiti delle nostre competenze – aveva spiegato il presidente Squitieri – per recuperare quello che è stato sperperato. Quanto è successo a Roma è di una gravità inaudita, anche in termini di immagine, che difficilmente si può misurare». Per quanto riguarda appunto il danno all’immagine prodotto al Comune di Roma e alla Regione Lazio, prima di arrivare a una formale imputazione da parte dei pm contabili, bisognerà attendere una sentenza penale di condanna.

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