«È venuto il momento di riflettere: se si ritiene che nel 2014 i tribunali militari non siano più storicamente attuali, allora che li si abolisca. Altrimenti gli si permetta di funzionare in maniera efficiente, ridandogli le competenze di cui sono stati progressivamente svuotati». Sfodera un tono deciso Marco De Paolis, capo della Procura militare di Roma. Sulla sua scrivania, al secondo piano dell'ufficio in viale delle Milizie, si sommano i dossier sugli eccidi dimenticati di militari italiani all'indomani dell'armistizio dell'8 settembre. Dopo l'ergastolo per Alfred Stork, ex caporale della Wehrmacht condannato un anno fa per la strage di Cefalonia, nuove indagini su massacri di nostri soldati nelle isole greche, in Albania e in Germania sono in pieno svolgimento. Non è dalla Storia, ma dall'attualità che prende però le mosse la nostra intervista. Da una giustizia militare su cui potrebbe abbattersi la scure della spending review. Procuratore capo, il governo Renzi nel ddl stabilità voleva cancellare i tribunali militari di Napoli e Verona, ultimi sopravvissuti insieme a Roma alla sforbiciata (da 9 a 3) già operata dall'ultimo governo Prodi. Poi il provvedimento è stato stralciato, forse sarà riproposto in una norma ad hoc. Come valuta l'ipotesi di lasciare Roma come unico tribunale militare? «Negativamente, in linea con l'Associazione Nazionale Magistrati Militari. Una giurisdizione penale non può essere così rarefatta, a pena di renderla totalmente inefficiente aumentando per giunta costi e disagi per gli utenti, per gli stessi imputati. Infine la costituzione parla di tribunali, al plurale». Eppure procure e tribunali militari sono da molti additati come anacronistici, costosi, con un personale eccessivo in rapporto al lavoro svolto. «Piuttosto che lasciare un solo tribunale, se si decide che non sono più attuali tanto vale abolirli. Ci sono Paesi in cui la giustizia militare non esiste. Se invece si ritiene siano ancora attuali, allora facciamoli funzionare restituendo alla giustizia militare i pezzi di competenza che ha perso nel corso di 50 anni sotto i colpi di sentenze della Consulta e di vari provvedimenti legislativi, senza un disegno organico». Cosa intende? «Pensi ai reati comuni: noi possiamo perseguire il peculato militare, ma non il peculato d'uso. Possiamo indagare un militare che uccide un altro militare ma solo se i due hanno lo stesso grado. Possiamo mandare a processo per lesioni dolose, ma non per le colpose, un soldato che procura un danno al commilitone. Servirebbe un riordino sostanziale della materia. E in un fase in cui la giustizia penale ordinaria è in difficoltà, si potrebbe alleggerire una parte del suo carico incrementando l'efficienza di quella militare invece di eliminarla con un risparmio apparente, di non più di 3 milioni di euro visto che il personale non può essere licenziato. Inoltre dopo il taglio di tribunali e procure del 2008 non mi risulta che gli immobili siano stati venduti, sono solo stati occupati da altri enti che si sono allargati». Parliamo della sua attività. Dopo il processo per l'eccidio di Cefalonia, ci sono altri massacri dimenticati di nostri militari su cui sta indagando? «Sì, in questo momento i nostri carabinieri sono in Germania ad ascoltare vari testimoni. Il fascicolo più recente, aperto dopo la lettera del familiare di una vittima, riguarda le fucilazioni di Kuci e Saranda in Albania nell'ottobre del 1943. I nostri soldati si ritrovarono stretti tra due fuochi: da una parte i tedeschi, dall'altra i partigiani locali. Poi ci sono gli eccidi di Kos e Leros, in Grecia. Sull'isola di Kos furono uccisi almeno 96 ufficiali italiani nell'ottobre del 1943. A Leros gli ufficiali uccisi dai tedeschi furono almeno 12. Infine indaghiamo sull'omicidio di 150 militari italiani detenuti nel campo di concentramento di Treunbrietzen, in Germania, avvenuto il 23 aprile 1945». Quali sono le difficoltà maggiori che sta incontrando? «Il problema è che a settant'anni di distanza testimoni e possibili imputati stanno scomparendo tutti, abbiamo l'urgenza di fare il più in fretta possibile». Quante possibilità ci sono che, dopo la condanna del 2013, la sentenza nei confronti di Stork per i fatti di Cefalonia venga eseguita? «La procedura prevede la trasmissione del mandato d'arresto europeo in Germania. Se Berlino non esegue l'arresto, il nostro ministero della Giustizia può inoltrare una specifica richiesta a quello tedesco ma i precedenti non sono incoraggianti. Finora nessuna di queste richieste è stata accolta dalla Germania». Dall'ostruzionismo tedesco a quello indiano. Parliamo della vicenda Marò. Anche in Italia ha rischiato di scoppiare un conflitto di competenza tra magistrati? «Ho ritenuto opportuno trasmettere gli atti sull'ipotesi più grave, quella di omicidio volontario, ai colleghi della magistratura ordinaria senza sollevare problemi di competenza viste le già delicate contingenze diplomatiche. Sarebbe opportuno che il legislatore dicesse qualcosa di chiaro al riguardo, la legge non è molto precisa. In una situazione in cui si discute di giurisdizione con uno Stato estero, inoltre, è chiaro che maggiore è la specialità della giurisdizione cui sono sottoposti i cittadini nel loro Paese e maggiore è la possibilità di sostenere la propria competenza da parte dello Stato che li reclama». Nel ddl stabilità si parlava anche di un tribunale militare per l'estero, poi sparito nel testo arrivato in Parlamento. «Rischia di essere una scatola vuota, se non gli si attribuiscono delle competenze specifiche riformando contestualmente il codice penale militare. Si ricordi che 2006 il Parlamento ha stabilito che anche nelle missioni all'estero viene applicato il codice penale militare di pace. Nel 2013 inoltre i processi per reati commessi fuori dall'Italia sono stati 4, un po' pochi forse per un ufficio giudiziario ad hoc». Perché avete archiviato subito l'indagine sull'utilizzo del Falcon dell'Areonautica militare da parte del ministro della difesa Pinotti? «Intanto perché, come spiegato, il peculato d'uso è stato espunto dal codice penale militare e quindi anche in ipotesi non avremmo comunque potuto perseguirlo. Inoltre all'esito degli accertamenti, acquisiti i tabulati dell'Enav e dell'Aeronautica, il volo è risultato perfettamente regolare senza nessun profilo irregolarità sotto l'aspetto amministrativo».
«Se non volete la giustizia militare allora chiudiamo tutti i tribunali»
Martino Villosio «È venuto il momento di riflettere: se si ritiene che nel 2014 i tribunali militari non siano più storicamente attuali, allora che li si abolisca. Altrimenti gli si permetta di...
