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Veronica resta dentro ma spuntano i primi dubbi

Le perizie svelano che Loris non è mai stato violentato, nemmeno il giorno della morte.  LEGGI ANCHE Storie di gelosie e tradimenti Le perplessità del criminologo Lavorino

Tutti gli indizi sembrano contro di lei. Le presunte bugie e contraddizioni, le ricostruzioni smentite dalle videocamere di sorveglianza che l’hanno «seguita» durante i suoi spostamenti congiurano nel far pendere la bilancia sulla colpevolezza della mamma di Santa Croce Camerina. Ma come molti casi di «nera» insegnano, davanti a una storia così non si può essere certi di niente e alcune «prove» che oggi appaiono inconfutabili e certe, possono sgretolarsi in un secondo tempo, come sabbia tra le dita.   IL TELEFONINO Un esempio? Quello del giallo sul secondo telefonino di Veronica Panarello. Ieri le agenzie di stampa hanno diffuso con rilievo la notizia che gli inquirenti avevano sequestrato un cellulare con utenza intestata a un'amica di Veronica ma che sarebbe stato in effetti usato dalla madre del piccolo Loris. Viene definito il telefonino «segreto» di cui si era parlato nei giorni scorsi. Ma il «segreto» è facilmente spiegabile, a quanto pare. Non è stato dato dalla mamma della vittima all’amica dopo il delitto ma due o tre mesi prima. Quello della donna si era rotto e così Veronica le ha dato il telefonino in più che possedeva. L’amica, però, non l’ha mai usato, perché ne ha comprato uno nuovo poco dopo. Lo ha acceso, quello sì, ma era senza scheda «sim», quindi ha potuto solo scorrere le foto (alcune erano di Loris) memorizzate sull’apparecchio. Ultimo dettaglio: è stata proprio la Panarello a rivelare la vicenda agli investigatori durante un interrogatorio. Accertamenti sono in corso sul cellulare ma anche su uno smartphone che era in uso a Loris.   LE FASCETTE Altra questione, quella delle fascette stringicavo. La sorella di Veronica ha raccontato che la riconsegna delle fascette alle maestre di Loris era stata «una sceneggiata». Ma l’arrestata (per cui ieri il Gip ha confermato il fermo) ha raccontato alla maestra Mariangela Nativo che sabato mattina, dopo essere uscito con la madre e il fratellino per andare a scuola, Loris rientrò in casa per prendere le fascette in plastica che disse di dover portare in classe. «Pertanto aveva poggiato lo zainetto a terra e, dopo alcuni istanti era ritornato sull'uscio recando in una mano un sacchetto di plastica colorato dal quale aveva estratto alcune fascette di plastica - ha dichiarato a verbale la Nativo - Ho rappresentato alla madre che le fascette, che poi mi ha dato e che io vi consegno, erano oggetti ritenuti pericolosi per i bambini e, comunque, non erano state richieste per gli esperimenti che dovevamo eseguire». Il problema è che la telecamere non ha «visto» riuscire Loris. Ma non è detto che questo sia un elemento decisivo.   I TESTIMONI Il tabaccaio e la vigilessa hanno inizialmente riferito di aver visto Veronica davanti alla scuola del figlio. Poi hanno ritrattato. Il primo lo ha fatto spontaneamente, spiegando che forse si era ricordato male. Mancano all’appello lo zainetto descritto sopra e le mutandine della vittima.   LE PERIZIE Ieri, in serata, sono arrivati anche i primi esiti delle perizie medico legali sul corpo di Loris. I risultati preliminari, già consegnati alla Procura, hanno stabilito che il bambino non ha subìto violenze sessuali, né il giorno in cui è stato ucciso né precedentemente.

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