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Il papà: «Chi è stato deve pagare»

Davide Stival incredulo: troppe coincidenze contro mia moglie, se ha ammazzato nostro figlio perché dovrei rimanerle accanto?

«Chi è stato deve pagare». Davide Stival, l’autotrasportatore padre del piccolo Loris Andrea, rompe il silenzio e davanti alle telecamere chiede giustizia. Ieri è stato intervistato dalla trasmissione di RaiUno «La vita in diretta», domani invece toccherà al programma di Rete Quattro «Quarto Grado» mandare in onda l’intervista realizzata dall’inviato Simone Toscano e i cui contenuti sono stati anticipati da Mediaset. Ma in sostanza le dichiarazioni sono le stesse. «Mia moglie dice di aver portato Loris a scuola, ma ci sono troppe coincidenze contro di lei» ha detto Stival, che dopo essere rimasto costantemente accanto alla moglie, averla sostenuta e difesa, già la notte del fermo di Veronica aveva affermato che «se è stata lei, mi crolla il mondo addosso». «A una cosa sua non avrei mai creduto - sostiene ora - Aspettiamo altri accertamenti però... Se ho dubbi? Dubbi non ne ho, anche perché si è sempre comportata da mamma e da papà quando io non ci sono stato per lavoro... Però non l'avrei mai immaginato. Stiamo insieme da dieci anni, e fino all'ultimo non ho visto comportamenti strani. Se è vero che ha tentato di togliersi la vita, l'ho scoperto adesso». Le riprese delle telecamere sembrano inchiodare Veronica Panarello, anche perché non sembra essere riuscita a chiarire le incongruenze tra le registrazioni e la sua ricostruzione. «Potrei pure dire che è stata lei, però non saprei, perché dei fotogrammi sono soltanto fotogrammi - ha detto in proposito Stival - ma ci sono tante coincidenze contro di lei. Per quello che ho visto e per le tante coincidenze che lei non dice, sembra sia stata lei... A quanto mi hanno fatto vedere gli inquirenti, lei non è andata a scuola. Ho chiesto a mia moglie se fosse andata, ma lei mi dà sempre la stessa versione, con sicurezza dice: "L'ho accompagnato"». «Chi è stato è stato, deve pagare» ripete come un mantra. «Dai filmati si riescono a vedere le sagome, le riconosco, ma nel ritorno non saprei. Si vede che ritorna una persona, ma non si riconosce neanche se ha lo zaino. Si riconosce questa sagoma che ritorna dopo un minuto, ma non saprei... Nel frame in cui sembra che ci sia Loris che torna verso casa, non sono sicuro che sia Loris. È una sagoma. Riconosco l'auto e mia moglie. Non so se Veronica nega l'evidenza, perché io sono stato interrogato a parte». Quel sabato mattina Davide Stival si trovava in Veneto per lavoro. Ha chiamato la moglie alle 9.23, come confermano i tabulati telefonici. «Veronica mi ha detto che quella mattina Loris non voleva vestirsi perché per lui era sempre un po' difficile andare a scuola, ma poi si è vestito. Io l'ho sentita ed era tranquilla. Poi quando non si trovava più Loris, nel primo pomeriggio, me l'ha detto per tornare e cercare insieme Loris. Da internet, in seguito, ho scoperto del ritrovamento». E rivela un dettaglio importante: «Di solito Loris non aveva le chiavi di casa». L’autotrasportatore taglia corto sulle chiacchiere circolate in paese su presunti amanti: «Mi fido di mia moglie e non ho mai avuto sospetti sulla sua fedeltà. Non credo alle voci che corrono in giro. Sulle cose serie di cui si dovrebbe parlare, come quello che è successo quella mattina, nessuno apre bocca». La Procura ha disposto ulteriori accertamenti sul corpo di Loris. L’obiettivo è capire se ci siano state violenze pregresse: «Non è possibile - replica Davide - Loris era un bambino tranquillo, tranquillissimo. Ci sentivamo tramite messaggi vocali e scritti. Era contento. Il ricordo più bello che ho di lui è che ultimamente andava matto per il taekwondo. Gli piaceva ed era bravissimo. Quando ero a casa andavo sempre io con lui. Chi è stato è stato. Anche se è stata mia moglie, deve pagare. Se ci sono le prove, perché dovrei starle accanto? - conclude Davide - Non si può fare questo a un bambino. E vorremmo presto il suo corpo per i funerali, almeno lui stia in pace».

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