Una rete di agenti delle forze dell’ordine e dei servizi segreti che «copriva» il boss Massimo Carminati, arrivando ad avvisarlo dell’esistenza di un’inchiesta che lo riguardava. È quanto emerge dal vasto incartamento giudiziario della procura della Repubblica di Roma, che ha svelato l’intreccio criminale nella Capitale. Dagli atti investigativi dei carabinieri del Ros Lazio, emergono rapporti e fatti tutti da chiarire con due agenti non ancora identificati che lo mettono in allerta. «Le attività tecniche (...) consentivano di registrare parte» di una «conversazione intrattenuta da Carminati con i due soggetti giunti a bordo di un veicolo; gli interlocutori dialogavano del trascorso criminale del Carminati, facendo comprendere che essi avessero ben chiara la caratura del personaggio con cui si stavano relazionando, tanto che uno dei due affermava "l'ho sentita la..inc.....non sei stato un santo diciamo...non sei stato un santo però manco sei stato..."». I due «soggetti, inoltre, discutevano apertamente con il Carminati del fatto che questi fosse oggetto di un’indagine condotta dalle forze di Polizia, motivo per cui egli avrebbe dovuto adottare delle cautele ritenute necessarie al fine di evitare l’attenzione degli inquirenti sulla sua figura». «Perché adesso te stai sotto indagine», dicono nel corso della conversazione i due, individuati in presunti appartenenti alle forze dell’ordine. Stando ai riscontri investigativi, «i predetti si mostravano attratti e affascinati dal passato e dalla levatura criminale di Massimo Carminati, considerato che uno dei due affermava "...io starei due giorni a sentirti...", mentre lo stesso Carminati appariva compiaciuto dell’effetto che il proprio peso criminale, nonché quello dei soggetti che all’epoca avevano costituito l’organizzazione di cui il Carminati era parte, provocava negli interlocutori asserendo che "quella è la storia...la storia nostra...hai capito?"». Più in generale, comunque, il clan poteva contare su una rete di forze dell’ordine. «Il contatto più frequente e comune a numerosi sodali era quello con Ursini Massimo, soprannominato «Massimetto la guardia» appartenente alla Polizia di Stato il quale forniva numerosi congegni elettronici a prezzo fuori mercato».
Anche i servizi segreti tra i contatti della banda: «Coprivano Carminati»
Dagli atti investigativi dei carabinieri del Ros, emergono rapporti e fatti tutti da chiarire con due agenti non ancora identificati