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Il destino di Marino nelle mani di Renzi

Pressing Pd sul sindaco: azzeri la giunta con una nuova agenda di governo. A destra si scalda Marchini. Domani l’incontro con Guerini: o accetta dei «tutor» o si vota in primavera

«Ignazio Marino mangerà il panettone, ma non arriverà ad assaggiare la colomba». Sono molti i dirigenti del Pd che danno per segnato il destino del sindaco della Capitale, preconizzando le elezioni in primavera. Al Nazareno il dossier Roma è al primo posto dell’agenda politica. Matteo Renzi ormai ha capito che la politica romana è la politica nazionale, a dispetto della sua idiosincrasia per le diatribe dialettiche e di potere che avvengono a tutti i livelli nella Città Eterna. Il segretario lo ha capito annusando l’aria alla cena di autofinanziamento che il Pd ha organizzato lo scorso 7 novembre al Salone delle Fontane all’Eur. Così come il premier ha ben compreso che un’amministrazione capitolina in questo stato finisce inevitabilmente per danneggiarlo. L’ondata di fango che si riversa dal Campidoglio non ci metterà molto a lambire e poi imbrattare Palazzo Chigi. Per questo serve una scossa. La direzione romana del Pd ha fornito un quadro frastagliato. Il segretario romano Lionello Cosentino, invitando Marino a pagare le multe e stigmatizzando la distanza tra la classe politica e la città, ha invocato un rimpasto di giunta e una conferenza programmatica. AreaDem (la corrente di Dario Franceschini) e NoiDem (renziani della prima ora, popolari e dalemian-marroniani) hanno tracciato una vita ancora più netta: Marino paghi, chieda scusa e azzeri tutto l’esecutivo capitolino, varando un piano straordinario di interventi nelle periferie. Altrimenti la via è segnata e porta al voto in primavera. Complessivamente, tanto il gruppo Pd in Assemblea capitolina quanto tutto il partito romano scaricando il sindaco hanno inteso mandare un messaggio chiaro alla città e al Nazareno: «Non siamo complici di Marino». È chiaro che tutto ciò non basta. Roma non è in grado di uscire da sola dalla palude. Serve Renzi. Nei prossimi giorni - forse già domani - il sindaco verrà convocato al Nazareno dal vicesegretario Lorenzo Guerini e verrà messo davanti a un bivio: o accetta un’ultima possibilità azzerando tutto e ripartire con una nuova agenda di governo, una sorta di Marino bis o davverò si dovrà tornare alle urne. Si racconta di un Renzi furioso non tanto per la figuraccia sulle multe e il permesso Ztl, quanto piuttosto per gli insulti di Tor Sapienza. Il premier-segretario starebbe già studiando un piano B nella consapevolezza che alla fine fine quel che accade nella Capitale ha una connotazione nazionale. Tradotto: se elezioni saranno, andranno caratterizzate politicamente, dovranno essere una sorta di voto di mid term sul governo, con Renzi impegnato in prima persona a Roma. Ipotizzare un election day accorpando regionali e amministrative non è allora azzardato, purché l’eventuale commissariamento del Campidoglio non si prolunghi troppo nel tempo. Cambiare cavallo si può, purché ci si arrivi per gradi, dando un’ultima chance a Marino. In caso di fallimento, sarà Renzi a far saltare il sindaco, sfiduciandolo pubblicamente e chiedendo ai consiglieri un gesto di generosità verso Roma: dimettersi. Molto dipenderà da cosa accadrà nei prossimi tre giorni. Oggi Marino parlerà al programma In mezz’ora di Lucia Annunziata, martedì riferirà in Assemblea Capitolina. In base al’atteggiamento del sindaco e all’esito del colloquio di lunedì con Guerini al Nazareno (Marino accetterà le condizioni del partito?) Renzi prenderà le sue decisioni. Il centrodestra intanto si organizza. Alfio Marchini, candidato sindaco in pectore del centrodestra forte degli endorsement di Ncd e del coordinatore romano di Forza Italia Davide Bordoni - pur con più d’un mal di pancia in FI e nel polo lepenista - scrive su su Twitter: «In primavera #elezioniRoma» e in città già si vedono i suoi primi manifesti elettorali.

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