Non è la prima volta che accade. Non è la prima volta che il ministro dell’Interno Angelino Alfano riferisce nelle aule del Parlamento su fatti discussi e discutibili. E non è la prima volta che la sua versione, purtroppo, sembra non trovare conferma nella realtà. Alcuni dubbi, ad esempio, accompagnano gli scontri tra polizia e operai delle Acciaierie di Terni andati in scena mercoledì 29 ottobre in piazza dell’Indipendenza. A «ridimensionare» la versione del titolare del Viminale è stata la trasmissione di RaiTre Gazebo , condotta da Diego «Zoro» Bianchi. Che domenica sera ha mandato in onda un lungo filmato sulla giornata romana dei lavoratori Ast. Ma andiamo per ordine. Ecco il racconto fatto da Alfano giovedì 30 a Montecitorio: «A questo punto è stata avanzata da alcuni esponenti della Fiom, la richiesta di poter dar vita ad un corteo in direzione della sede del ministero dello Sviluppo Economico». Richiesta che, spiega il ministro, non è stata subito accolta visto che sotto il ministero si trovavano già altri manifestanti. Non è così. Dal video si capisce chiaramente che la polizia non conosceva le intenzioni del corteo. Anzi, un funzionario, rivolto a Maurizio Landini, lamenta proprio il fatto che nessuno li avesse avvertiti. Prosegue Alfano: «È subentrata la preoccupazione che alcuni manifestanti volessero in realtà dirigersi verso la vicina stazione Termini». È vero, la polizia si aspettava un’azione di questo tipo (via Solferino, che da piazza dell’Indipendenza conduce a piazza dei Cinquecento, era blindata), ma il corteo improvvisato non si è mai diretto verso Termini, né ha mai manifestato questa intenzione. E ancora: «Un folto numero di manifestanti si è diretto verso via Solferino e, visto lo sbarramento opposto dalla polizia, ha poi deviato verso altre vie limitrofe che conducono, comunque a piazza dei Cinquecento e, quindi, vicino alla stazione Termini». È vero, i manifestanti hanno cercato di passare nel punto in cui la presenza di forze dell’ordine era più scarsa. Ma la direzione, via Curtatone, era quella opposta alla stazione. E poi c’è quel comando chiaro pronunciato dal funzionario un attimo prima dell’impatto tra operai e poliziotti: «Caricate!». Un richiamo agli altri agenti a rafforzare il cordone? Un ordine dettato dalla concitazione del momento? Il dubbio resta. Ma quelli di Alfano sono meno giustificabili.
E Gazebo «smonta» la solita versione di Alfano
