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Reggiseno, cent’anni di seduzione

Il 3 novembre 1914 segnò la fine di un incubo: il corsetto

Non c’è uomo che, davanti a una scollatura, non butti un occhio. È lì all’incrocio dei seni che nasce, spesso, il gioco della seduzione. Richiamo atavico, diranno gli esperti di psicologia spiccia. Comunque sia, le donne fanno di debolezza (altrui), virtù. Dalla notte dei tempi sino ad oggi. Giorno in cui, tra l’altro, lo strumento sexy per eccellezza, il reggiseno, compie cent’anni. Era il 3 novembre del 1914, infatti, quando Mary Phelps Jacobs, ricca ereditiera newyorkese, brevettò il primo esemplare di reggiseno: due fazzoletti uniti da un nastro rosa. Si chiamava backless brassiere e segnava la fine di un incubo per le donne sino ad allora costrette, per evidenziare le forme, a utilizzare quello strumento di tortura che portava il nome di corsetto. Così mentre prima di allora il seno veniva alzato dall’alto con tanto di stringhe e stecche di balena, la rivoluzionaria Jacobs lo tirava su dall’alto. L’invenzione modificò radicamente il modo di vestire del mondo femminile e permise alla giovane Mary (che ai tempi aveva vent’anni) di diventare ancora più ricca grazie a quell’intuizione geniale. Il brevetto fu venduto per 1.500 dollari a una società del Connecticut, la Warner Brothers Corset Company che guadagnerà poi, cifre da capogiro. C’è da dire, a onor di cronaca, che qualcuno anticipa l’avvento del reggiseno al 1889 ad opera della francese madame Herminie Cadolle. All’Esposizione Universale di Parigi di quell’anno presentò un «corsetto-seno», tagliato sopra la vita. Dopo i primi anni di grande fortuna, il reggipetto, iniziò la sua parabola discendente negli anni Trenta con il dilagare dello stile androgino (Greta Garbo docet) per poi riprendere alla grande dagli anni 50 in poi. Sophia Loren, con il suo décolleté prorompente (mostrato generosamente ancora oggi a ottant’anni) incarnò il mito assoluto della donna mediterranea nel mondo. Lei il seno, lo aveva di suo. Ma il modello a balconcino, che alza e lascia scoperta la parte alta del seno, lo usava. Eccome. Bruciato dalle femministe, dimenticato dalle donne-grissino (vedi la celebre modella londinese Twiggy), il reggiseno tornò a risalire la china negli Ottanta. Ma è solo degli anni Novanta, che sbarcherà in Italia dell’ultrafamoso Wonderbra, il reggiseno delle meraviglie che regala una taglia in più. Alza e stringe il seno, tutto insieme. Testimonial in stile Marilyn, lanciata da lì in poi nell’Olimpo delle top model, Eva Erzigova. Un seno di una taglia più «appetibile», ora è possibile per tutte. E l’imbottitura posticcia, cucita all’ultimo momento, inventata ad hoc in maniera casalinga, diventa un tutt’uno con il push-up, ultima evoluzione del corsetto. Negli anni i famosi «pesciolini» che aumentano il volume della coppa saranno riempiti di olio, acqua, aria e silicone. Con il ferretto. E poi anche senza con il super push-up che regala sino a due taglie ini più. Poco importa se poi «lui» rimarrà un po’ deluso nel ritrovarsi tra le lenzuola una prima invece di una terza «vestita». L’apparenza qui deve ingannare, altrimenti che gioco è? L’ultimissima moda vuole in pole position i modelli a fascia, naturalmente con sostegno incorporato. Di pizzo. Le più audaci sfoggiano le mezze coppe, mentre resiste lo zoccolo duro dello sportivo a tutti i costi: in lycra o cotone ma sempre senza fronzoli, meglio se a forma di triangolo. E c’è anche chi, con l’invidia di tutte le altre che senza push-up non escono di casa neanche per andare in palestra o per fare la spesa, deve ricorrere a un minimizer, modello che comprime ed enfatizza il meno possibile. Pizzi, piccole frange o cristalli Swarovski sono optional che, nella giusta misura, non guastano. Perché sotto il vestito, animalier compreso, nulla è vietato. Auguri, reggiseno. Altri cent’anni così.

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