«Sono un talent scout, un manager. Non sapevo che fare foto artistiche ad alcune ragazzine minorenni fosse un reato». Ieri Furio Fusco ha raccontato la sua verità ai pubblici ministeri romani. Capelli bianchi, volto pallido e sguardo rivolto verso il basso, il fotografo di via Livorno si è allontanato dal tribunale penale di Roma soltanto nel pomeriggio, scortato da due agenti della polizia penitenziaria. Durante le otto ore in cui è stato interrogato, l'uomo, accusato di adescamento, sfruttamento della prostituzione minorile, produzione di materiale pedopornografico e violenza sessuale aggravata, ha fornito la sua versione dei fatti, sottolineando i risultati ottenuti dalle ragazze che avrebbero lavorato con lui: «Hanno partecipato ad alcuni spot per la Coca Cola e per Fendi - avrebbe affermato l'indagato al sostituto procuratore Cristiana Macchiusi e all'aggiunto Maria Monteleone - Avevo un'agenzia seria, una ragazza ha recitato nel film di Federico Moccia, Amore 14, e un'altra nell'ultimo film di Paolo Sorrentino, quello che verrà riprodotto a breve nelle sale cinematografiche». Anche alcune vittime, ascoltate in procura, avevano spiegato di aver ricevuto piccoli incarichi dal fotografo. Prestando il loro corpo in occasione di futili servizi pubblicitari, le «bambine» pensavano di essere sulla strada giusta. Andavano ancora alle scuole superiori ed erano accecate dal sogno imposto da una società mediatica: entrare nel mondo dello spettacolo. Così accettavano di posare per futili servizi in cui guadagnavano duecento euro per fare da comparse in spot dalla minima rilevanza. Nelle intercettazioni, gli investigatori, avevano anche ascoltato gioire una ragazzina che festeggiava per aver guadagnato cinquecento euro dopo aver prestato il suo piede ad una pubblicità di scarpe. «Ci prometteva che ci avrebbe fatto lavorare in Rai o a Mediaset», avrebbe testimoniato una vittima in procura. L'indagato ha ammesso di avere immortalato quei giovani corpi con la sua macchina fotografica ma ha spiegato anche che si trattava di foto artistiche, immagini che l'uomo non pensava essere compromettenti. Invece, sono la prova di un reato previsto dal codice penale. Quegli scatti infatti non sono finiti in un book fotografico per aspiranti modelle o attrici ma in un fascicolo della procura capitolina. Secondo gli inquirenti, le vite di alcune ragazzine vulnerabili sono state stravolte. Giovani donne, minorenni che vedevano nell'indagato un passepartout in grado di lanciarle nel mondo dello spettacolo, sarebbero state indotte a «soddisfare gli appetiti perversi» dell'uomo. Furio Fusco infatti, era stato arrestato due volte, la seconda ordinanza di custodia cautelare lo aveva raggiunto all'interno del carcere di Regina Coeli. Era relativa ad alcuni rapporti intercorsi con tre minorenni che sarebbero state adescate e convinte a spogliarsi davanti all'obiettivo, compiendo azioni di autoerotismo e scene di amore saffico. Dall’analisi del cellulare sequestrato all’indagato erano invece state rinvenute 860 fotografie di natura pedopornografica. In quegli scatti, registrati sullo smartphone, era possibile distinguere prevalentemente bambini, ritratti nel corso di attività sessuali descritte dagli inquirenti come «esplicite, reali o simulate, e con rappresentazione degli organi sessuali per evidenti scopi sessuali». L'agenzia di Fusco era tra le più rinomate nella capitale. Oltre 300 ragazze sarebbero entrate in contatto con lui e anche 100 ragazzi. Infatti le scene di autoerotismo immortalate dal fotografo, non avrebbero visto come uniche protagoniste le minori ma anche alcuni ragazzini che l'uomo avrebbe adescato e convinto a farsi fotografare durante lo svolgimento di pratiche erotiche. Potrebbero essere numerose le condotte sessuali messe in scena dal fotografo, attività già descritte dal gip Giulia Proto, in occasione del secondo arresto, come «illecite e abiette». «Il Fusco- scriveva il giudice per le indagini preliminari - ha operato nella piena consapevolezza di corrompere ragazze in giovanissima età, animate dalla volontà di entrare nel mondo della moda e dello spettacolo e perciò più deboli ed esposte alle sue presenti richieste criminali, oltre che oscene ed indegne». Anche una ragazza era stata travolta dalle indagini. Le intercettazioni avevano portato all'iscrizione nel registro degli indagati di una diciannovenne che avrebbe compiuto atti sessuali con una ragazza di 17 anni. Soddisfare appetiti sessuali perversi sfruttando l'ingenuità di alcune bambine e creare un sistema imprenditoriale in grado di muovere parecchio denaro grazie a professionisti disposti a pagare fior di quattrini per vedere spettacoli erotici dove le principali protagoniste non avevano ancora compiuto diciotto anni. Sarebbe stato questo, secondo gli inquirenti, l'obiettivo del fotografo.
«Quelle ragazze le ho rese famose»
Parla il fotografo Fusco in cella per sfruttamento della prostituzione minorile: «Sono un talent scout, non sapevo che fare fotografie a quelle lì fosse un reato»
