Attualità

Il giallo dei cooperanti morti a Kabul

Iendi Iannelli e Stefano Siringo sarebbero deceduti il giorno prima del ritrovamento Il gip: «Non li ha uccisi l’eroina». Ma i Lloyd’s non vogliono pagare il risarcimento

«Adesso chiederemo anche che venga corretta la data di morte di Stefano, perché non è avvenuta il 16 febbraio, giorno del ritrovamento dei corpi, ma il giorno prima, tra le 20.26 e le 21.15, come risulta da tabulati telefonici». Ad annunciarlo Luciano Tonietti, legale della famiglia di Stefano Siringo, il 32enne romano morto a Kabul nel 2006 insieme a Iendi Iannelli, in circostanze ancora misteriose. A distanza di 8 anni, dunque, continua la battaglia per la verità sulla morte dei due cooperanti. E la famiglia di Siringo non riesce neanche a riscuotere la polizza sulla vita stipulata tra il ministero degli Esteri e Lloyd’s proprio a favore del 32enne prima che partisse per l’Afghanistan. Un vero e proprio giallo che ancora non ha trovato soluzione. Chi ha ucciso i due giovani e perché sono domande ancora senza risposta. Il dubbio fondato è che siano stati uccisi perché sapevano troppo su un presunto giro di fatture gonfiate per distrarre soldi dall’organizzazione umanitaria Idlo. I corpi dei due furono ritrovati il 16 febbraio del 2006 in una guest house di Kabul. La morte, però, secondo gli accertamenti della famiglia Siringo, sarebbe avvenuta la sera prima, quando Stefano già non rispondeva più al telefono. Nella stanza i soccorritori hanno trovato eroina sparsa ovunque, e i cadaveri sul letto. L’ago della bilancia di tutta questa storia potrebbe essere il fascicolo aperto alla Procura di Roma in cui si ipotizza il reato di peculato ai danni del ministero degli Esteri. Una distrazione di fondi avvenuta all’interno dell’organizzazione umanitaria Idlo, dove Iendi era il responsabile amministrativo, e la Unops. Tra le due ci sarebbe stato un accordo per circa 10 milioni di dollari di fondi destinati al progetto per la ricostruzione del sistema giudiziario in Afghanistan e che avrebbero preso un’altra strada. Iendi avrebbe scoperto il giro ed è stato ucciso. Stefano si è trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato, ed è stato assassinato perché aveva visto e saputo qualcosa di scomodo. «Il ministero degli Esteri - spiega l’avvocato Tonietti - non ha mai interessato un legale su questa vicenda e non si è mai costituito parte offesa». In questo intrigo internazionale, però, si aggiunge un altro tassello. Nel 2011, secondo un’indagine interna e riservata delle Nazioni Unite, un ex funzionario, Gary K. Helseth, che ha curato fondi per la ricostruzione in Afghanistan dal 2002 al 2006, avrebbe deviato mezzo milione di dollari da strade, scuole e cliniche per finanziare il suo stile di vita di lusso. Helseth ha guidato l’ufficio dell’Onu per i servizi ai progetti della Unops che era collegata a Idlo perché la prima avrebbe fornito la logistica alla seconda. Un legame che, alla luce della vicenda che ha coinvolto Stefano Siringo e Iendi Iannelli, appare quanto meno singolare visto che coincidono periodi, luoghi e distrazioni di fondi. Le indagini della Procura di Roma, però, ancora non hanno portato a niente di concreto e da quel fascicolo è stato stralciato l’omicidio dei due ragazzi. Per la famiglia di Stefano, però, oltre al danno c’è anche la beffa. Nonostante il gip Rosalba Liso, dopo che per tre volte il pm Luca Palamara aveva chiesto la derubricazione per overdose, nel 2013 è stata costretta a disporre l’archiviazione del procedimento specificando che le cause del decesso non erano da imputare ad una overdose, tanto non è bastato ai Lloyd’s per pagare l'assicurazione sulla vita che aveva stipulato con il ministero degli Esteri proprio per Stefano, per 520 mila euro. Nella puntata della trasmissione Le Iene, andata in onda mercoledì, la famiglia Siringo denuncia l’accaduto e chiede che Lloyd’s corrisponda il risarcimento. La compagnia, però, nonostante nel decreto il gip ha scritto che può «comunque categoricamente escludersi che costoro siano deceduti in virtù di assunzione volontaria di eroina» potendosi ritenere che la loro morte «sia dovuta a terzi che abbiano maldestramente simulato una simile causa di decesso», non vuole sentire ragioni e fa sapere alla famiglia che «vista l’impossibilità di disporre un processo e, quindi, l’impossibilità di eseguire un accertamento processuale su quanto accaduto, i Lloyd’s non ritengono pertanto che il decesso del signor Siringo rientri nella copertura assicurativa».

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.