Erano «professionisti della corruzione». Avevano «finalità egoistiche». «Straordinaria capacità nella gestione degli affari illeciti». «Rivelazione di informazioni riservate». «Assunzioni senza selezioni». È lunga la lista delle contestazioni che hanno colpito Antonio Acerbo, ex responsabile unico del Padiglione Italia di Expo 2015, l’imprenditore Giandomenico Maltauro, cugino di Enrico, già coinvolto nell’indagine sulla «cupola degli appalti» e arrestato lo scorso maggio, e Andrea Castellotti, il facility manager del Padiglione Italia, già direttore commerciale della società Tagliabue. È stato il gip di Milano a firmare gli arresti domiciliari per gli indagati, finiti nel nuovo filone d’indagine legato all’appalto sulle «vie d’acqua», una delle opere più importanti dell’Esposizione universale di Milano. Dall’indagine, condotta dalla Guardia di Finanza, sarebbe dunque emerso «un sistema corruttivo con modalità professionali - si legge nell’ordinanza del gip - anche da parte di pubblici ufficiali, oltre che "imprenditoriali" in quanto caratterizzate da organizzazione e gestione illecita di beni, tra i quali le provviste e gli uffici nella disponibilità di correi, di persone tra le quali Maltauro e Tagliabue». In base a quanto accertato finora dalla procura di Milano, Acerbo avrebbe chiesto agli imprenditori lavori per il figlio Livio, che opera nel campo delle consulenze, in cambio della possibilità di entrare nel business di Expo attraverso gare d’appalto. Il giudice nel documento ha riportato un dialogo intercettato tra Giandomenico ed Enrico Maltauro, in cui il primo, definendosi «esterrefatto», ha spiegato che Livio Acerbo, socio della Ace «ha insistito perché ha chiesto dieci volte il budget e a quel punto...anche perché se vogliamo chiudere, dobbiamo un po’ capire la cifra...hai capito?». Cifra che, secondo gli inquirenti e gli investigatori, si aggirerebbe attorno ai 300 mila euro, importo «dieci volte superiore» agli oltre 30 mila euro versati dall’imprenditore vicentino a Livio Acerbo per un contratto di consulenza legato alla riqualificazione dell’area ex scuderie De Montel, «quale remunerazione» destinata al padre in cambio dell’aggiudicazione dell’appalto relativo al progetto vie d’acqua». Intanto l’impresa di costruzioni Giuseppe Maltauro «ribadisce la propria estraneità ai fatti che hanno portato all’emissione delle ordinanze cautelari degli arresti domiciliari» a carico dei Antonio Acerbo, Giandomenico Maltauro e Andrea Castellotti.
«Consulenze ad Acerbo jr in cambio di appalti Expo»
Augusto Parbonia.parboni@iltempo.it Erano «professionisti della corruzione». Avevano «finalità egoistiche». «Straordinaria capacità nella gestione degli affari illeciti». «Rivelazione di...
