Un no deciso, forte, alla cultura dell’indifferenza, all’individualismo di chi si accontenta del proprio benessere e un sì altrettanto forte alla misericordia, alla cultura del perdono, alla necessità di essere inclusivi, consapevoli che la nostra società è diventata un campo di battaglia, in cui occorre chinarsi per curare le ferite di tutti, nella speranza che qualcuno si inchini per curare le nostre. Ma non c’è dubbio che la "relatio post disceptationem" pubblicata dai padri sinodali incaricati di fare sintesi del dibattito della settimana scorsa ci ha sorpreso per la forza con cui ribalta alcune prospettive. Scendendo nel dettaglio della vita dei divorziati, ad esempio, sembra fare della loro sofferenza un cammino penitenziale che si converte in una rinnovata scoperta del bisogno di fede, di speranza e di amore. E per questo lascia intravvedere concrete possibilità di avvicinamento all’eucarestia, perché - come s’era già detto nei giorni scorsi - l’eucarestia non è dei perfetti ma di coloro che desiderano vivere con pienezza le virtù proprie della vita familiare. E non solo il documento si accosta alle persone omosessuali con il massimo rispetto ma riconosce alla loro possibile unione uno spazio di cura reciproca, che va sostenuto in tutti i modi possibili, anche se non è riconducibile al matrimonio con le sue prerogative specifiche. Si tratta di un documento che non ha carattere definitivo, ma che ora rappresenta la pista su cui debbono intervenire gli altri padri sinodali per correggere, ampliare, puntualizzare la "relatio post disceptationem", riconoscendola come un frutto concreto delle loro posizioni. A noi non resta che attendere e seguire il dibattito dei prossimi giorni per capire meglio, per chiederci cosa stia maturando di nuovo nella chiesa come frutto non solo della riflessione dei padri sinodali, ma anche dello Spirito santo che dovrà poi, attraverso le parole del pontefice, sugellare il nuovo indirizzo. Ma fin da ora appare chiaro che la strada è segnata dalla misericordia e dal perdono di Dio, e da parte nostra dalla consapevolezza che il far famiglia è un cammino complesso in cui non c’è spazio per egoismi o per calcioli opportunistici. Perché se misericordia deve essere, allora cominciamo dal praticarla in famiglia, cominciamo a perdonarci evitando quelle rotture che sono troppo spesso frutto di una ricerca individualistica della propria autorealizzazione indifferente ai bisogni delle altre persone: i figli, i genitori, il marito... *Deputato Udc
Ci pensi lo Spirito Santo
Un no deciso, forte, alla cultura dell’indifferenza, all’individualismo di chi si accontenta del proprio benessere e un sì altrettanto forte alla misericordia, alla cultura del perdono, alla...