Se ne è andata in punta di piedi donna Aurelia Sordi, in una di quelle notti afose da ottobrata romana cantate dal fratello Alberto in tanti capolavori del cinema italiano. Una dipartita che ha risparmiato alla donna di sfilare in un’alula di tribunale per testimoniare sulla truffa che ai suoi danni sarebbe stata messa in piedi dal suo factotum Artadi (prima storico autista dell’Albertone nazionale, poi domestico, poi ancora figlioccio) assieme ad altri membri dello staff che accudiva la donna e si prendeva cura della grande casa a due passi dalle terme di Caracalla e a due professionisti (un avvocato e un notaio): tutti indagati dalla Procura capitolina per circonvenzione di incapace. Una storia triste che ha accompagnato la sorella (e unico vero legame affettivo di Alberto) negli ultimi anni della sua vita e che sta per arrivare a giudizio dopo la conclusione delle indagini portate avanti dal pm Eugenio Albamonte. Una storiaccia da «Parenti serpenti», iniziata nel 2012 quando, a 10 anni dalla morte del grande attore, il factotum della signorina Aurelia avrebbe cominciato a premere insistentemente per ottenere in regalo soldi dalla donna che accudiva. Aurelia Sordi aveva già deciso di donare del denaro ai propri domestici (la donna lo aveva scritto in una lettera inviata all’avvocato storico della famiglia Sordi in tempi non sospetti, prima cioè che la malattia degenerativa andasse a intaccare le sue capacità cognitive) ma il tempo passava e questi soldi, per una serie di circostanze, tardavano ad arrivare. Una situazione che aveva tenuto Artadi sul filo (anche perché donna Aurelia, nata nel 1917 in via dei Pettinari, aveva già tagliato il traguardo dei 96 anni) e che lo stesso autista aveva pensato di risolvere, questa l’ipotesi formulata dalla Procura, tentando di accaparrarsi quanto più possibile della sontuosa eredità Sordi, approfittando della malattia che impediva alla donna anche di rispondere alle semplici domande di un amico. Una storia di soldi contesi (donna Aurelia, scrivono i giudici del Riesame, non era più in grado di riconoscere il valore del denaro) e professionisti famelici, sullo sfondo di un rapporto intenso di amicizia e collaborazione (quello tra Artadi e donna Aurelia) che ha portato in scena - proprio come nei film più riusciti di Sordi - il lato oscuro della lotta di classe. Secondo quanto ricostruito dal pm, donna Aurelia viene isolata (ad esclusione ovviamente dei contatti con Artadi e con il resto della servitù), e i gestori storici dei fondi di famiglia, vengono sostituiti da professionisti scelti dall’ex autista (Francesco Piccolella e Gabriele Sciumbeta le cui parcelle pari a quasi 30 mila euro sono state immobilizzate dal tribunale in attesa di una sentenza). Una discesa nel baratro di cui Aurelia Sordi, a causa dell’età avanzata e dalla malattia neurodegenerativa che l’aveva colpita, non si è, per fortuna, neanche resa conto, e che ha portato il magistrato a chiedere il giudizio per i dieci indagati.
Per i soldi dell’attore 10 indagati
