Una vera e propria rivoluzione. Destinata, forse, a dividere la Chiesa. Dal Sinodo arrivano aperture su coppie gay e divorziati risposati. Una "conversione pastorale" contenuta nella "Relatio post-disceptationem". "Senza negare le problematiche morali connesse alle unioni omosessuali - si legge - si prende atto che vi sono casi in cui il mutuo sostegno fino al sacrificio costituisce un appoggio prezioso per la vita dei partners. Inoltre, la Chiesa ha attenzione speciale verso i bambini che vivono con coppie dello stesso sesso, ribadendo che al primo posto vanno messi sempre le esigenze e i diritti dei piccoli". Seguendo questa stessa logica, la gran parte dei padri ha preso posizione, in tema di riammissione ai sacramenti dei divorziati risposati, "per una maggiore apertura a condizioni ben precise quando si tratta di situazioni che non possono essere sciolte senza determinare nuove ingiustizie e sofferenze". In sostanza, afferma il documento intermedio del Sinodo, "non è saggio pensare a soluzioni uniche o ispirate alla logica del tutto o niente", ma "l'eventuale accesso ai sacramenti occorrerebbe fosse preceduto da un cammino penitenziale, sotto la responsabilità dal vescovo diocesano, e con un impegno chiaro in favore dei figli". Si tratterebbe - dunque - di una possibilità non generalizzata, frutto di un discernimento attuato caso per caso, secondo una legge di gradualità, che tenga presente la distinzione tra stato di peccato, stato di grazia e circostanze attenuanti". Un cambiamento a suo modo "storico" soprattutto in Italia dove i vescovi si sono sempre opposti a qualsiasi forma di riconoscimento dei diritti della coppie omosessuali. Un cambiamento che parte da una riscoperta del Concilio Vaticano II: la "gradualità" dell'etica proposta dal Sinodo riconoscendo cioè che esiste "un modo articolato di partecipare al Mysterium Ecclesiae da parte dei battezzati" è la stessa che 50 anni fa riconobbe "semi di verita'" nelle altre fedi rendendo possibile il dialogo interreligioso. In buona sostanza è questa indicazione il dato principale del documento intermedio del Sinodo Straordinario, perché è il criterio che sarà seguito da qui in avanti nelle situazioni concrete, che i vescovi dovranno affrontare nella realtà concreta delle loro diocesi. "Nella storia della Chiesa - ha detto nella conferenza stampa sulla Relatio, l'arcivescovo Bruno Forte segretario speciale del Sinodo - possiamo trovare tante risposte: il cammino penitenziale proposto per i divorziati risposati c'era nei primi anni per i vedovi: anche lì c'era stata una promessa di alleanza eterna...". "Identità e dignità di una persona non sono date dalle sue tendenze sessuali. Questo vale per tutti, anche per i gay - sottolinea il relatore del Sinodo, cardinale Peter Erdo -. La loro ricchezza di vita va oltre le loro tendenze".
Coppie gay e divorziati risposati. La Chiesa avvia la rivoluzione
Nel documento intermedio del Sinodo si parla della possibilità di riconoscere le unioni
