Certo che lei 80 anni se li porta proprio bene! Ogni curva al posto giusto nonostante una vita trascorsa sui fornelli. Non si parla qui di una donna qualunque, né di un'icona del cinema, ma di una vera diva, la "Moka Express Bialetti", che è riuscita con la sua semplicità e efficienza a cambiare le abitudini degli Italiani, diventando nel frattempo un vanto del Made in Italy in tutto il mondo. Un'intuizione geniale diventata mito, e dal ieri al 12 ottobre presso le Scuderie di Palazzo Ruspoli, tutti i giorni dalle 10 alle 20, sarà possibile fare la conoscenza di una parte importante del genio italiano. "La Moka si mette in mostra", questo è il titolo di un incontro interessante, divertente, curioso, e dal sapore anche un po' nostalgico. D'altronde è parte della nostra Storia, e per gli Italiani bere un caffè è da sempre stato un rito. In Italia si consumano, ogni anno, 5 chili di caffè a persona. E nel cuore di Roma si celebra il caffè italiano attraverso gli occhi della Moka. Una mostra che proseguirà in tutta Italia per poi arrivare all'Expo 2015. E sembra proprio che tra un anno esatto ci sarà la giornata mondiale del caffè. Il percorso costruito all'interno della mostra vuole raccontare la storia attraverso un linguaggio semplice, perché proprio come il caffè vuole arrivare a tutti. Si parte dall’origine della pianta del caffè. Con la Repubblica veneziana entra il caffè in Italia. La bevanda venne addirittura benedetta da Papa Benedetto VIII alla fine del ’500, quando era stato invece chiesto di scomunicarla perché ritenuta demoniaca visto che arrivava dall'Oriente musulmano, ed era un'eccitante che teneva svegli. Ma d'altro canto il Papa la trovò troppo buona per concordare con questa teoria, e come lui, molti scrittori e letterati che ne elogiarono tutti i suoi benefici. E dalla benedizione nacque il caffè! All'interno della mostra sarà possibile ammirare la Moka del 1933, oggetto di cui esistono solo due pezzi al mondo.Poi, tutta l'evoluzione delle Moke per raccontare come nelle diverse epoche questa si sia evoluta. E va ricordato che la Moka Espress è un oggetto esposto al MoMa di New York come icona del designer italiano. Un oggetto che pretende giustamente di non essere vissuto come semplice decoro, ma come oggetto che fa parte della vita quotidiana di ognuno di noi. Dove e come avviene la raccolta del caffè viene mostrato in modo semplice e diretto. Sembra che Alfonso Bialetti nei primi 5, 6 anni di attività avrebbe venduto 7.000 pezzi. Ma quando entrò in azienda Renato Bialetti, da 7000 pezzi si passò alla vendita annua di 70.000. Fu lui ad investire molto nella comunicazione. E la comunicazione fu molto importante. L'evoluzione non si arresta, il passato non crea nostalgie ma radici forti per l'innovazione, come l'ultimo esemplare la macchina "Cuore" fatta col sistema a capsule. Al suo interno sono presenti una trentina di brevetti che hanno richiesto circa due anni per la ricerca. Insomma, Bialetti non si ferma agli 80 anni prima, guarda al futuro e sono al momento circa 300 milioni i pezzi venduti. La mostra è culturale e punta anche ai bambini, e proprio a loro sarà dedicata un'intera sezione. Nella prima stanza si racconta la scoperta. All'ingresso il pubblico troverà davanti a sé una gigantografia dei terrazzamenti delle piantagioni del caffè nello Yemen. Proprio qui esiste una città, che si chiama Mokha, la città da cui Alfonso Bialetti, prese il nome per la sua caffettiera. Quando si parla di mito non si può non parlare di leggende, due in particolare. Si narra che in questa regione dello Yemen, un pastore si accorse che le sue pecore quando venivano portate in questa determinata zona a brucare, non dormivano mai, rimanevano sveglie tutta la notte. Le osservò e vide che brucavano delle bacche verdi, che poi nella maturazione diventavano rosse, e queste pecore diventavano sempre più agitate. Per cui provò ad utilizzarle facendosi un decotto. Anche l'uomo restò sveglio tutta la notte. Un'altra leggenda vuole che invece sia stato un dono di Allah a Maometto. Maometto era stanco, e anche le sue truppe lo erano. Allah gli fece bere questa bevanda che gli infuse forza per ricominciare a combattere. Tra il XV e il XVI secolo questa bevanda comincia ad arrivare attraverso Venezia. In alcuni trattati se ne parla in maniera spregevole, "nero come gli inferi". Angelo Rambaldi invece ne elogiò le capacità curative. Forse distorcendo un po' la verità, infatti, il caffè per lui curava le malattie dello stomaco, asciugava le cataratte e sbiancava i denti. Due poli opposti. C'era chi lo elogiava e chi lo considerava malefico. Con un raccordo temporale si giunge poi agli anni '50, '60. C'è Carosello. Grazie a Carosello non si vuole rivivere la gloria del passato, ma si vuole raccontare come eravamo, la comunicazione dell'epoca, ma anche come saremo perché in questa mostra si potrà vedere tutta l'evoluzione di un oggetto che pone la sua semplicità all'interno di elementi unici. Oggi che la ricerca continua e la società cerca i suoi sviluppi, i caffè d'Italia Bialetti si mostrano anche in capsule colorate che portano i nomi di Milano per il gusto morbido, Roma per il gusto forte, Venezia per il gusto dolce, Torino per il gusto cioccolatato, Napoli per il gusto intenso, Italia deca per il gusto ricco. Questa è la novità. Guardando sua moglie fare il bucato, Alfonso Bialetti pensò alla sua caffettiera. Nel pomello, la testa, poi le spalle e un braccio sul fianco rotondo.
Buon complenno Moka!
Compie 80 anni l'oggetto che ha cambiato le abitudini degli italiani. Bialetti l'ha trasformata in un'icona del design italiano. A Roma una mostra la celebra
