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La vergogna della classe al Quirinale che lascia a casa l’alunno autistico

La vergogna della classe al Quirinale che lascia a casa l’alunno autistico

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Lucia con i suoi tre figli sempre addosso e un cagnolino al guinzaglio è la classica mamma-trotter-esaurita con una peculiarità in più. Il suo secondogenito Antonio è autistico, quindi lei ogni giorno indossa l’elmetto e combatte per garantire al figlio i suoi diritti. È successo pure ieri mattina quando l’hanno chiamata dalla scuola "Federico Di Donato" all’Esquilino, dove il ragazzo frequenta la prima media, pregandola di andarsi a riprendere Antonio perché il resto della classe andava al Quirinale in occasione della cerimonia «Tutti a scuola» all'insegna "dell'amicizia e della condivisione di diritti e doveri umani" tra compagni. Lucia non ne sapeva niente ma le si è stretto il cuore nel portare via «Antonio sotto gli occhi dei suoi compagni adeguatamente abbigliati con maglietta e cappellino nelle tinte sgargianti del rosso e del verde». Che è successo? «Ho percepito la delusione negli occhi di mio figlio che non comunica le sue emozioni verbalizzandole ma le manifesta ugualmente a suo modo. A casa ha avuto una crisi di nervi. A lui piacciono le uscite, le feste e poi questo cambio di programma l’ha mandato in tilt, come succede agli autistici». E allora? «Ero mortificata. Si parla tanto di inclusione e poi, ecco cosa succede. Ho chiamato la scuola ma la preside era andata al Quirinale, la vice non era arrivata. Insomma un buco nell’acqua. Anche la prof di sostegno cadeva dalle nuvole. Ho scritto su whatsapp alle mamme di autistici di Insettopia.it con le quali giovedì al grido di "Diamoci una forte carica, daremo una forte scossa" siamo andate in giro "per rimpossessarci di Roma". Loro mi hanno spinto a fare casino. Ho messaggiato allora con le famiglie dei compagni di classe, giorni fa avevamo aperto un gruppo su WhatsApp. Immediata la protesta di mamme e padri indignati che hanno tempestato di telefonate la scuola. Tra loro pure Paolo Sorrentino e la moglie, che hanno chiamato la presidenza». Minacciavano di ritirare i figli? «Anche. Comunque dopo il polverone la vicepreside ha cambiato rotta e deciso di portate Antonio al Quirinale. Dove è finalmente approdato verso le due e mezzo». La sensazione è che si sia trattato di un classico scarica-alunno-autistico. «Non nego che possa essere impegnativo seguire un autistico per un giorno intero, in effetti mi avevano pure proposto di entrare al Quirinale con lui». Dove poi sei andata davvero? «La mia storia è rimbalzata sui siti online dei giornali e verso le sei ho ricevuto una telefonata dalla presidenza della Repubblica. Napolitano voleva conoscerci, a me e Antonio. Mi hanno mandato la macchina. Incredibile. Oggi mi sento di avere fatto qualcosa di grande per la causa degli autistici».

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