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«Liberate mio marito, è venuto per aiutarvi»

L’appello disperato della moglie dell’ostaggio britannico Alan Henning, rapito a dicembre

La Russia è pronta a far parte dell’alleanza anti-Isis. È emerso nel corso di una telefonata tra il ministro degli Esteri Serghei Lavorv e l'omologo americano John Kerry, in cui i due hanno discusso delle «potenziali forme di azione contro» i terroristi dello Stato islamico. Lavrov ha posto come condizione che eventuali raid in Siria contro Isis non minaccino l'integrità territoriale del Paese, quindi Mosca condiziona il suo aiuto contro Isis in Siria al fatto che i raid avvengano con il placet di Damasco. Richiesta ripetutamente avanzata da Assad e altrettanto ripetutamente respinta dagli Usa. Nella telefonata, rende noto Mosca, Lavorv ha sottolineato con Kerry «la necessità di rispettare severamente lo statuto Onu, le norme del diritto internazionale e l'incondizionato rispetto della sovranità siriana durante l'applicazione dei piani della coalizione a guida Usa, che include l'uso della forza». Ieri le forze di sicurezza irachene hanno ucciso 13 jihadisti in uno scontro avvenuto presso gli edifici dell'università di Tikrit. Secondo i conteggi basati sui comunicati ufficiali, lo scorso mese sono stati uccisi dalle forze armate irachene 3.549 terroristi, 920 dei quali nella provincia di Salahuddin. Intanto, però, i miliziani dell’Isis avanzano in Siria e decine di migliaia di curdi in fuga si sono riversati nelle ultime ore in Turchia. Secondo l’agenzia Onu per i rifugiati, almeno 70mila hanno attraversato le frontiere nelle ultime ventiquattr'ore (venerdì Ankara ha aperto otto valichi) e l'Onu si sta muovendo per aiutare la Turchia a far fronte all'enorme flusso di disperati. Secondo l'Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, che fa un monitoraggio della guerra con fonti sul campo, i terroristi si stanno avvicinando alla terza più grande città curda, dopo aver catturato tutti i villaggi circostanti: i miliziani sono ad appena una decina di chilometri da un strategica città di confine, chiamata Ain al-Arab in arabo e Kobane in curdo, la cui conquista permetterà di consolidare il controllo su tutta la fascia settentrionale del Paese governato da Assad. E i curdi in Turchia hanno levato un nuovo appello alle armi per difendere il loro popolo in Siria, minacciato dall'avanzata dell'offensiva jihadista. Sabato un deputato turco curdo che a visitato Kobane ha raccontato che la gente del posto riferisce che i miliziani fanno irruzione nei villaggi, prelevano a caso un paio di persone, le decapitano e poi con le teste mozzate scorrazzano per i villaggi. «Più che una guerra, è un genocidio», ha raccontato Ibrahim Binici, deputato del partito filo-curdo, Hdp. «Una vergogna per l'umanità», ha aggiunto sollecitando un intervento internazionale. Solo nella giornata di sabato sono stati giustiziati 11 civili, tra cui due minori. Infine, la moglie del tassista britannico Alan Henning, sequestrato dallo Stato Islamico (Isis) a dicembre, ha implorato i miliziani jihadisti di mostrare pietà e liberarlo.E ha ricordato che il marito si era recato in Siria alla guida di un'ambulanza carica di alimenti ed acqua per la popolazione sofferente.

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