La storia parla anche attraverso le carte custodite negli archivi. L’articolo pubblicato ieri riguardante l’aggiustamento di alcuni passaggi di un documento vergato dall’ex archivista del Kgb Vasiliy Mitrokhin non deve innescare fantasie. Non è necessario avere frequentato specifici corsi di formazione per capire com’è organizzato un archivio. Non bisogna essere agenti segreti affascinanti e sciupafemmine. Non c’è trucco, sorry. L’iniziativa del Churchill Archive Center di Cambridge di rendere pubbliche le carte pazientemente vergate da Vasiliy Mitrokhin è stata pubblicata sia in Italia che all’estero: molti siti hanno diffuso l’informazione, conseguentemente è iniziata la ricerca. Gli strumenti di ricerca sono sempre quelli: alcuni testi base, un po’ di memoria, un elaboratore ed una connessione alla rete. L’unica difficoltà con l’archivio inglese è stato l’identificazione della sezione in cui si trovavano i documenti riguardanti l’Italia: quelli giunti a Roma nel 1999 non avevano indicazione archivistica, ma erano semplicemente compresi nel dossier denominato «Impedian». Il nome di fantasia era stato assegnato dai servizi inglesi. Per quanto riguarda il Churchill Archive Center di Cambridge per chi desidera approfondire l’argomento consiglio di chiedere di visionare quanto contenuto nel BOX 2, file MITN 2/1 K2 Europe. Semplice. Ciò che stupisce non è l’altrui disponibilità, ma la chiusura degli archivi di casa nostra. L’Archivio del Senato custodisce gelosamente i documenti raccolti dalla Commissione Parlamentare d’Inchiesta Mitrokhin, ma ancora oggi, molti non sono consultabili. Viene spontaneo il confronto tra le due realtà: gli inglesi rendono disponibile a chiunque, anche solo attraverso richieste mezzo internet, i documenti, mentre gli archivi italiani rimangono in buona parte inaccessibili. Il premier Renzi la scorsa primavera aveva promesso totale apertura degli archivi. Stiamo attendendo la glasnost renziana.
Ecco dove sono i segreti che spaventano la politica
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