“L'umanità ha bisogno di piangere, e questa è l'ora del pianto". Con queste parole Papa Francesco ha concluso la sua omelia al sacrario militare di Redipuglia, dove si è recato in occasione del centenario dello scoppio della Prima Guerra Mondiale. Una visita breve, di poche ore, ma molto intensa per il significato della giornata e per i messaggi di pace che il Pontefice ha espresso con straordinario vigore. "Con cuore di figlio, di fratello, di padre, chiedo a tutti voi e per tutti noi - ha scandito Bergoglio - la conversione del cuore: passare da quel 'A me che importa?' di Caino, al pianto. Per tutti i caduti della 'inutile strage', per tutte le vittime della follia della guerra, in ogni tempo". Come il suo predecessore Benedetto XV che nel 1917 disse che ogni guerra è “un'inutile strage”, Francesco ha tuonato contro la guerra al culmine della sua visita in Friuli Venezia Giulia. Durante la mattinata il Papa si è recato al memoriale dedicato alla prima guerra mondiale costruito nel campo di battaglia dove suo nonno prese parte ai combattimenti contro le truppe austroungariche. Il nonno del Papa, Giovanni Bergoglio, fu uno delle migliaia di giovani soldati italiani impegnati nei combattimenti in trincea nei pressi del fiume Isonzo. Fu lui, una volta terminata la guerra, con l'economia italiana in difficoltà, a decidere di emigrare in Argentina dove il futuro pontefice nacque. Il Papa ha pregato al cimitero austroungarico di Fogliano, dove sono tumulati 14.406 morti di cinque nazioni diverse, di cui solo 2.406 identificati. Giunto in volo da Ciampino all'aeroporto di Ronchi dei Legionari, dove è stato accolto dal ministro della Difesa Roberta Pinotti e dal capo di Stato Maggiore Luigi Mantelli Pinelli, Francesco è arrivato a Fogliano su un'auto qualsiasi, rinunciando alla papamobile, in segno di rispetto per i defunti lì sepolti. Al sacrario militare dedicato ai 100mila soldati italiani morti nella grande guerra ha celebrato la messa. In una potente omelia ha gridato il dolore della guerra, che è “follia” perché “mentre Dio porta avanti la sua creazione, e noi uomini siamo chiamati a collaborare alla sua opera, la guerra distrugge. Distrugge anche ciò che Dio ha creato di più bello: l'essere umano”. Il ricordo della Prima Guerra Mondiale è l'occasione per guardare allo scenario internazionale odierno, scosso da numerosi e tragici conflitti. Come aveva già fatto durante il viaggio di ritorno dalla visita in Corea in agosto, Francesco è tornato a dire che “forse oggi si può parlare di una terza guerra combattuta a pezzi con crimini massacri e distruzioni”. “Anche oggi le vittime sono tante… Come è possibile questo? È possibile perché anche oggi dietro le quinte ci sono interessi, piani geopolitici, avidità di denaro e di potere, e c'è l'industria delle armi, che sembra essere tanto importante. E questi pianificatori del terrore, questi organizzatori dello scontro, come pure gli imprenditori delle armi, hanno scritto nel cuore: A me che importa?”.
Il Papa a Redipuglia: dietro i conflitti i mercanti di armi
Il Pontefice: "L'umanità ha bisogno di piangere, la guerra è follia". Cita Benedetto XV e poi torna a dire: "Oggi c'è una terza guerra mondiale a pezzi"
