La polizia lo descrive come ex esponente dei Nar (Nuclei Armati Rivoluzionari). Ma per chi ha dimestichezza con gli ambienti del terrorismo nero Egidio Giuliani, arrestato ieri con l’accusa di aver ucciso il broker Silvio Fanella, è piuttosto un «cane sciolto». Un «nazi-maoista». Uno che ai tempi «si vantava di dialogare con le Brigate Rosse». Così ne parla Ugo Maria Tassinari in un lungo post sul blog FascinAzione: «Un militante di vecchia data, cresciuto nel circolo Nuova Europa di Via Noto, un baluardo dell’attivismo missino a Roma sud, la prima realtà ad adottare il simbolo della croce celtica». «Le amicizie di Giuliani - prosegue - sono variegate: spaziano dai vecchi integralisti di Europa civiltà impicciati con la massoneria e i servizi segreti ai fuoriusciti delle Brigate Rosse, che in quei mesi (siamo tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80 ndr ) stanno costruendo il Movimento comunista rivoluzionario». Insomma, Giuliani è uno che sogna la «svolta a sinistra». O, per dirla con le parole del «pentito» Marco Guerra citato da Tassinari, è uno che vuole «collocarsi in un’area di "autonomia fascista", disancorata da qualsiasi movimento più o meno ufficiale quali Ordine nuovo e Avanguardia nazionale». Per realizzare il suo obiettivo, oltre alla «lotta politica», Giuliani si affida a «azioni delittuose» che servono per «finanziare i diversi gruppi» ma anche «a procacciare documenti falsi». Ed è qui che vale la pena citare due episodi che ricordano molto, almeno nel modus operandi , il delitto di Fanella alla Camilluccia. Il primo è datato 3 dicembre 1978 quando due persone armate con indosso camici da lavoro irrompono nel centro di calcolo della Motorizzazione Civile facendo razzia di moduli per patente e carte di circolazione. Giuliani, che lì lavora, è il basista. Quasi un anno dopo, l’8 ottobre 1979, sei uomini armati sequestrano nella sua casa il gioielliere libico Mordechai Fadlum. Con lui si recano nel deposito di Santa Maria Maggiore e aprono la cassaforte. Il bottino è di 150 chili di oro e preziosi per un valore di 4 miliardi. Giuliani utilizzerà la sua parte per rendere ancora più efficiente la sua struttura logistica che in quegli anni serve, indifferentemente, «rossi» e «neri». Chiunque ha bisogno di documenti falsi o armi, si rivolge a lui. Ma Giuliani è anche l’uomo che, convinto da Marcello Iannilli (leader del Movimento Rivoluzionario Popolare ndr ) accoltella in carcere Franco «Giorgio» Freda, uno dei nomi noti dell’estremismo nero, per «punirlo dei suoi rapporti con i servizi di sicurezza». Proprio lui che viene indicato tra gli ideologi dei «nazi-maoisti».
Il «nazi-maoista» che in carcere accoltellò Freda
Negli anni del terrorismo forniva armi, documenti falsi e appoggio logistico a destra e a sinistra
