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Tre coltellate al fianco, muore nel furgone

Un operaio romeno di 26 anni trovato senza vita vicino casa a Torre Angela. Ha lasciato una lunga scia di sangue prima di rifugiarsi sul cassone del camion

Come ogni mattina si è affacciato al terrazzo ma questa volta ha visto un cadavere: «C’era un uomo a testa in giù nel cassone del camioncino - ha raccontato Enzo, residente della palazzina davanti al luogo del delitto - non si muoveva, ho chiamato subito i soccorsi ma era già morto». Accoltellato con almeno tre fendenti al fianco dopo una discussione sfociata in un inseguimento in strada. La telefonata ai carabinieri è arrivata alle 11 di ieri mattina da via Coribandi, in zona Torre Angela alla periferia est di Roma, anche se con ogni probabilità l’omicidio è avvenuto nel corso della notte, quando gli esercizi commerciali della zona erano giù chiusi e i residenti in casa. La vittima, un romeno di 26 anni incensurato di cui i militari stanno verificando l’identità presso l’ambasciata è Andrei Gabriel Kondratovici, da almeno tre anni domiciliato in via Scorrano poco distante dal luogo in cui è avvenuto il fatto e volto abbastanza conosciuto nel quartiere, se la cavava con lavoretti saltuari come operaio. Stando a una prima ricostruzione l’uomo avrebbe cercato di trovare riparo all’interno del camion dopo un inseguimento, come dimostrerebbe anche la scia di sangue rinvenuta lungo via di Torre Angela: gli investigatori, che stanno ascoltando il fratello e gli amici alla ricerca di un possibile movente, non escludono possa trattarsi di una lite tra connazionali degenerata nel sangue. Ad allertare i soccorsi è stato Enzo, che dal primo piano di via Coribandi ha notato il corpo: «C’è un uomo che sembra morto sotto casa mia, venite a controllare». All’arrivo del 118 il ragazzo era già senza vita riverso nella parte posteriore del camioncino parcheggiato lì già da tempo in attesa che un meccanico lo riparasse. Faccia in giù, maglietta blu completamente zuppa di sangue, pantaloncini e Adidas. Addosso solo un cellulare, una medicina in gocce e un pacchetto di sigarette, nessun documento o altri segni identificativi. Pochi, pochissimi gli elementi a disposizione dei carabinieri della stazione di Tor Bella Monaca e del Nucleo Investigativo di Frascati guidati dal comandante Giuseppe Iacoviello che conducono le indagini, che sono cominciate dalla verifica di eventuali telecamere in zona e dalle tracce di sangue sul marciapiede. L’unico bar nei paraggi a quell’ora era chiuso: «Ce ne siamo andati alle 21,30 - spiegano dal locale - fino a quell’ora non abbiamo notato nulla di strano, abbiamo visto le tracce di sangue ma le telecamere non funzionano, non sono collegate». Altre tracce conducevano al civico successivo, una palazzina abitata da sei famiglie in cui gli investigatori ieri hanno fatto accertamenti: «Non abbiamo sentito nulla - raccontano due mamme dal terrazzo - noi ci chiudiamo sempre in casa soprattutto d’estate, ci sono molti furti, la zona è isolata e coi bambini piccoli è sempre meglio non fidarsi». Dalla perquisizione all’interno della palazzina non è arrivato del resto alcun riscontro. Dopo l’identificazione del cadavere si è cercato dunque di contattare familiari e amici, ascoltati fino a notte fonda così come sono continuate le perquisizioni, in diversi luoghi riconducibili a conoscenti della vittima. Sul corpo sono state accertate diverse ferite di arma da taglio, almeno tre fendenti l’hanno raggiunto all’altezza del fianco, il coltello non è stato ancora recuperato. Si ipotizza che l’aggressione sia sfociata al termine di una lite, cominciata nei pressi del bar, e che poi l’uomo abbia cercato di sfuggire, forse a più di una persona, infilandosi in via Coribandi e riparando nel cassone del camioncino verde parcheggiato lì. Nessuna richiesta di aiuto è partita dal suo cellulare, che gli investigatori hanno trovato spento e scarico. Si dovrà capire se sia trattato di un incontro chiarificatore finito male, se già da tempo i rapporti si erano fatti tesi o se invece chi lo voleva morto gli ha teso un agguato. Le indagini continuano alla ricerca di un movente, che non si esclude possa essere economico, e soprattutto del responsabile. Qualche aiuto potrebbe arrivare da altre telecamere funzionanti in zona.

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