L’ospedale di Amatrice nel reatino rischia di chiudere. Per questo la giunta di centrodestra guidata da Sergio Pirozzi ha deciso di convocare per mercoledì 20 agosto un Consiglio comunale straordinario e aperto al pubblico nel corso del quale si deciderà se indire un referendum per uscire dal Lazio, come chiesto dalla maggioranza. E la città, nel suo scatto d’orgoglio contro i tagli regionali alla sanità, guarda all’Abruzzo. «Il governatore Zingaretti ci ripensi - chiede il primo cittadino - Una Regione che considera ospedali in area disagiata quelli di Monterotondo, Bracciano e Subiaco e non il nostro non ci rappresenta. Il presidente venga qui prima di prendere una decisione così scellerata». La vittima sacrificale finita nel mirino dei tagli della giunta del Lazio è il nosocomio «Francesco Grifoni», una struttura ospedaliera Distrettuale di tipo C che garantisce l’attività di degenza presso l’unità operativa di Medicina interna e i servizi di Laboratorio Analisi, di Pronto Soccorso - Dea I livello e di Radiologia, oltre al Servizio distrettuale pediatrico e di vaccinazione. Un centro polifunzionale di importanza strategica per il comune rietino che dista 70 chilometri dalla prima struttura ospedaliera alternativa, quella di Rieti. La bozza di decreto che Zingaretti sta per emanare conferma che il presidio Ospedaliero di Amatrice diventerà Casa della Salute: tradotto non gli è stato riconosciuto lo status di presidio di area disagiata dato invece ai presidi di Monterotondo, Subiaco e Bracciano. «Perché non ad Amatrice - chiede il sindaco Pirozzi - Non abbiamo nulla da eccepire sul risultato ottenuto dagli altri Comuni ma siamo parecchio sconcertati dal fatto che analogo status non sia stato riconosciuto anche al Grifoni». Il nosocomio del paese da 2600 abitanti che possiede una serie di requisiti che il primo cittadino elenca in una lunga nota di protesta: « L’altitudine di 1000 metri, siamo l’unico presidio veramente montano in tutto il Lazio; la distanza di 70 km dall’ospedale di Rieti (1 ora e 8 minuti di viaggio); la classificazione in zona sismica 1 (pericolo elevato); bacino ad elevata utenza turistica tant’è che una legge regionale classifica Amatrice come Comune Turistico». La protesta era nell’aria già da mesi ad Amatrice dove da anni si fanno i conti con i tagli regionali alla sanità. «Se l’attenzione della Regione Lazio verso i territori lontani dalla Capitale è questa - denuncia Pirozzi - non ha alcun senso rimanere». Per la proposta di referendum servirà il sì dei due terzi del Consiglio «poi - spiega il sindaco - saranno i cittadini a decidere dove andare». Ma è chiaro che la scelta ricadrà sul vicino Abruzzo. Una vera e propria dichiarazione di guerra quella lanciata dall’amministrazione della patria dell’amatriciana che senza il suo ospedale minaccia di uscire fuori dai confini del Lazio. Non è la prima volta che un comune "di confine" grida alla secessione. Nessuno ha dimenticato l’emblematico caso di Leonessa che nel 2008 votò per l’aggregazione del comune reatino alla Regione Umbria. Il referendum vide prevalere i «sì» (926) rispetto ai «no» (238), ma non venne superato il quorum di 1146 voti favorevoli necessario per dare corso al cambio di provincia e di regione. L’allora governatore del Lazio, Piero Marrazzo, appreso il risultato del referendum tirò un sospiro di sollievo: «Leonessa è un Comune che non vogliamo perdere - disse - perché rappresenta una parte importante del nostro territorio che la Giunta regionale intende valorizzare e far crescere insieme a tutta la provincia reatina». Tutta laprovincia reatina, appunto. Chissà se anche il collega Zingaretti oggi la pensi così e se di fronte alla minaccia di secessione di Amatrice non decida di fare dietrofront sui tagli.
Amatrice, secessione se chiude l’ospedale
La Regione declassa il nosocomio della città. Il 20 agosto Consiglio comunale per decidere se indire un referendum e uscire dal Lazio Il sindaco: "Parola ai cittadini"
