Il Papa supera a pieni voti l’esame dell’Università: con lo stile e la saggezza di chi ha ben altro spessore da mostrare invece che «investirlo» nella decrepita università romana che applaude a una figura barbina. A risollevare le sorti di questa «Italietta» è il Capo dello Stato. Giorgio Napolitano in serata ha inviato una lettera personale al Santo Padre. Così, visita annullata, Benedetto XVI a La Sapienza (perduta da molti) manderà solo un messaggio. Dopo giorni di contestazioni e polemiche per la partecipazione del Papa all’inaugurazione dell’anno accademico, il Vaticano ha preferito «soprassedere all’evento». Decisione presa Oltretevere, ufficialmente a «seguito delle ben note vicende di questi giorni», ma sulla quale in realtà avrebbe pesato il timore di disordini in città. Anche se da parte italiana è stato assicurato che non sono mai esistiti motivi di sicurezza, come ha detto il ministro dell'Interno Giuliano Amato. E del resto alla stessa conclusione era giunto ieri mattina il comitato provinciale per la sicurezza, al quale aveva partecipato anche la sicurezza vaticana. «Ritengo che il Papa non abbia ravvisato condizioni di serenità», ha sottolineato Amato. Al «fragoroso» plauso degli studenti («l’annullamento è vittoria della laicità») protagonisti principali della contestazione a Ratzinger e che in mattinata avevano anche occupato la sede del rettorato, si è contrapposta una vera e propria bufera politica: l’opposizione ha parlato di «vergogna e indignazione», chiamando in causa la responsabilità della sinistra e addirittura la mancanza di democrazia. Il rettore de «La Sapienza»Renato Guarini, che pure aveva provato a mediare con gli studenti per dare loro uno spazio per manifestare, ha detto di rispettare la decisione della Santa Sede «anche se con rammarico: l’incontro con il Papa poteva rappresentare un momento importante di riflessione per credenti e non credenti su problemi etici e civili, quale l’impegno per l’abolizione della pena di morte, che sono la linfa vitale del nostro lavoro didattico e di ricerca». E ha parlato di «cattivi maestri» in relazione alle responsabilità iniziali della contestazione. Peraltro, una contestazione che non sembra esaurirsi con la decisione del Papa e che registra una singolare coincidenza: proprio il 15 gennaio di 40 anni fa, si ebbe il primo «segnale» del Sessantotto con un volantinaggio non violento in piazza San Pietro degli studenti dell’università Cattolica. Roma, intanto, si prepara a vivere oggi altre giornate di tensione all’università: gli studenti hanno deciso di mantenere le iniziative di protesta «laica» fissate per oggi e per domani mentre Forza Nuova si è convocata alla Sapienza domani in «difesa della libertà di parola» del Papa. E il Capo dello Stato? Mah, diciamo che per lui hanno parlato il vice-presidente della Camera Giorgia Meloni (An) e Jole Santelli (FI): «Aspettiamo ora che il Presidente della Repubblica presenti le scuse ufficiali al Pontefice in qualità di capo dello Stato Vaticano. Con la rinuncia della visita del Papa non è stata oltraggiata solo la libertà di pensiero, ma tutti gli italiani e quanti vedono in Benedetto XVI il capo della comunità cristiana». GLI STUDENTI ANTI-RATZINGER ESULTANO PER LA RINUNCIA Alla fine devono aver pensato di aver vinto loro, gli studenti anti-Ratzinger. Quelli che il Papa a La Sapienza non lo volevano, quelli che ieri mattina avevano occ upato il rettorato, quelli che non volevano «zone rosse» nella città universitaria più grande d'Europa. Quelli che ieri hanno applaudito e che giovedì faranno una grande festa perché, dicono, «ha vinto la laicità e la libertà di studio». E con loro festeggeranno anche quelli del coordinamento «Facciamo breccia», con la laicissima «frocessione» che inizierà a partire dalle 12 a piazzale Aldo Moro: ironica, nelle intenzioni degli organizzatori, e volta a «mettere a nudo l’omofobia e la misoginia vaticane», perché «non ci basta il Papa fuori dalla Sapienza, lo vogliamo fuori dalle nostre vite». La giornata degli studenti, di quelli iscritti alla «Rete per l’autoformazione», è cominciata ieri mattina con l’occupazione del rettorato. Motivo: la richiesta di un incontro, subito ottenuto, con il rettore Renato Guarini di uno spazio per poter manifestare il loro dissenso alla visita del Papa nel giorno dell’inaugurazione dell'anno accademico. Guarini aveva loro garantito lo spazio compreso tra il piazzale della Minerva e la facoltà di Lettere e loro avevano concluso l’occupazione. Dopo poche ore l’annuncio dalla Santa Sede: il Papa non parteciperà alla giornata di giovedì. Gli studenti, che erano riuniti in assemblea in un’aula della facoltà di Scienze Politiche, hanno accolto con un boato e un fragoroso applauso la notizia. Applausi accompagnati da slogan improvvisati: «Fuori il Papa dall’Università», hanno scandito tutti insieme. E la «Rete», nata nel 2005, che non ha un riferimento politico e un capopopolo, alla fine un portavoce lo trova: è Francesco Raparelli, ansioso di portare a casa questa «vittoria della laicità e della libertà di studio». «La giornata di oggi (ieri, ndr) - si spinge - potrebbe essere una indicazione politica per il Paese contro le ingerenze della Chiesa cattolica in uno spazio pubblico dove devono dominare la ragione e il dialogo»(...). VIOLANTE: «NON È L’ITALIA VERA» «Non vogliamo un’università oscurantista, l’Italia non se la merita. Io non sono cattolico, ma la pagina scritta alla Sapienza è stata segnata dal più grave oscurantismo. Un fatto inaccettabile». Luciano Violante, presidente alla Camera della Commissione Affari Esteri, esponente del Pd con una lunga storia nel Pci dopo essere stato magistrato militante, colpisce con parole misurate ma precise l’intolleranza che ha tappato la bocca al Pontefice. Una sconfitta dell’intelligenza che gli brucia anche perché rimanda a un episodio opposto. Fu Violante, da presidente della Camera, a invitare a Montecitorio papa Wojtyla, che vi si recò nel 2002. Anche per questo ha parlato chiaro ieri in aula, appena il Vaticano ha annunciato la rinuncia di Ratzinger. «Il pontefice sta facendo uno sforzo di coniugare fede e ragione. All’università questo sforzo dovrebbe essere apprezzato. A nessuno va impedito di partecipare». Onorevole Violante, una faccenda che disonora l’Italia. «Sarebbe così se non ci fosse stata nessuna dichiarazione in Parlamento. Aver invece stigmatizzato in questa sede l’accaduto dà la vera immagine del Paese e dell’università, che non è certo il luogo dove si tappa la bocca al Papa. Resta il fatto che è stato un atto contro le tradizioni laiche e civili dell’Italia e come tale va condannato. Io, laico, invitai per primo Giovanni Paolo II alla Camera». Ma ora come ricucire lo strappo? «Non servono cerimonie espiatorie. Teniamo fuori il Papa da questo, non strumentalizziamolo. Le parole giuste del ministro Mussi sono un segno di ribaltamento di immagine. Resta isolata la minoranza di studenti e docenti intolleranti. Se qualcuno teme che la laicità possa essere messa in pericolo da un intervento del Papa è segno che è preda di un clericalismo alla rovescia». Eppure quanti hanno impedito la visita di Ratzinger si riconoscono in frange radicali e anticlericali in seno al governo. «Evitiamo l’errore di creare uno scontro politico: la grande maggioranza ha segnalato al Paese come un’offesa il fatto che al Papa sia stato impedito di parlare».
Sapienza, vince l’intolleranza Ratzinger rinuncia alla visita
È bufera politica, Napolitano scrive al Papa Il Pontefice invierà solo un messaggio all’ateneo
