Attualità

Poliziotti puniti e delinquenti perdonati

La Commissione disciplinare della Corte d’appello ha sospeso 30 agenti. Il Sap: «Con le telecamere sulle divise sarebbe andata diversamente»

A tredici anni di distanza dal G8 di Genova, il sistema politico – mediatico - giudiziario ha ancora come bersaglio i poliziotti. La decisione della Commissione disciplinare della Corte d’appello di Genova, che concludendo i procedimenti disciplinari ha sospeso 30 agenti, ci lascia basiti. Non è sufficiente che alcuni miei colleghi siano stati condannati in sede penale e civile, non basta aver annientato le loro vite professionali e umane, in qualche caso riducendoli alla fame. Addirittura la Corte dei Conti, appena un mese fa, si è permessa di chiedere ai poliziotti un milione di euro di risarcimento per danno d'immagine. Ai delinquenti che devastano le nostre città e agli amministratori arrestati per ruberie varie è stato mai contestato il danno d'immagine allo Stato? Vicende come questa ci rafforzano, purtroppo, in un solo convincimento: sempre più spesso il «sistema» reclama il sangue delle donne e degli uomini in divisa. Il partito dell'anti-polizia ha approfittato di queste ultime vicende relative al G8 di Genova per calcare la mano e accendere i riflettori su ciò che fa comodo alle tesi di chi odia le divise. Tutto ciò dimenticando che nel capoluogo ligure ci furono violenze e devastazioni poste in essere da migliaia e migliaia di incappucciati e black bloc, che le forze di polizia non erano lì per commettere reati, ma per difendere una città. Il «sistema», invece, intende - ieri come oggi - penalizzare solo e soltanto i Servitori dello Stato. Noi come Sap c’eravamo a Genova nel 2001 e sappiamo come sono andate davvero le cose. All'epoca lo abbiamo documentato anche con video e immagini che abbiamo mostrato nelle principali piazze italiane. Ma la nostra, purtroppo, è una strana, complicata nazione. Un paese dove molti ex terroristi, assassini di poliziotti ed esponenti di movimenti legati all’eversione - penso a Lotta Continua - siedono alla Camera e al Senato, presiedono addirittura commissioni parlamentari, insegnano nelle università, partecipano a trasmissioni tv e pontificano dai giornali, ovviamente ben pagati. Mentre in tanti, troppi casi i parenti delle vittime aspettano ancora giustizia e non hanno visto il becco di un quattrino come risarcimento. Per questi personaggi, tronfi e radical chic, il «sistema» non si scandalizza, perché si ritiene che abbiano «pagato» il proprio debito con la giustizia, pur trattandosi in molti casi di assassini o fiancheggiatori. Come ha ricordato proprio ieri Paolo Bolognesi, presidente dell'associazione che riunisce i familiari delle vittime della strage della stazione di Bologna, è giunto finalmente il tempo per un giudizio anche politico sul terrorismo che determini l’allontanamento dalle istituzioni di chi lo ha favorito anche solo con la sua colpevole inerzia. Parole che condividiamo in pieno. Oggi come ieri, invece, pare che i colpevoli siano solo e soltanto i poliziotti: gli abusi acclarati commessi dai miei colleghi, pochi e avvenuti in uno specifico contesto di vera e propria guerra civile, quello del 2001 a Genova, non sono e non possono essere accomunati ai reati volontari posti in essere con coscienza e volontà da chi ha ucciso e massacrato a sangue freddo. Però per i poliziotti non esiste riparazione, non esiste oblio, ma solo odio e vendetta. Soprattutto da parte dei «soliti noti». Anche e soprattutto per questo, assieme a parlamentari e amici di buona volontà dei principali partiti politici (da Forza Italia al Pd, dalla Lega a Fratelli d'Italia, da Scelta Civica a Ncd), sto portando avanti col mio sindacato un disegno di legge che riformi, una volta per tutte, la complessa materia dell'ordine pubblico, prevedendo le telecamere sulle divise, i magistrati in piazza, il potenziamento del Daspo e dell'arresto differito, le garanzie funzionali. Se tredici anni fa a Genova avessimo avuto questi strumenti, la storia sarebbe stata scritta diversamente e oggi, forse, non ci sarebbe più confusione tra buoni e cattivi, tra Abele e Caino. Una confusione, purtroppo, alimentata costantemente, oggi come ieri, da chi odia la legalità, da chi odia le forze di polizia e forse, nel profondo del proprio cuore, da chi odia la democrazia che con tanta fatica i nostri padri e i nostri nonni ci hanno regalato.

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