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Ancora sbarchi in Sicilia Morto bambino di un anno

Gaetano Mineo Ancora un’altra vittima. Un bimbo di un anno è giunto cadavere a Messina, dove ieri pomeriggio sono arrivati su una petroliera 566 migranti soccorsi nel Canale di Sicilia su un...

Ancora un’altra vittima. Un bimbo di un anno è giunto cadavere a Messina, dove ieri pomeriggio sono arrivati su una petroliera 566 migranti soccorsi nel Canale di Sicilia su un barcone dove sono morte 29 persone. Il bimbo siriano era con la madre e finora non si conoscono le cause del decesso. In una piccola bara bianca è stato portato all’obitorio del Policlinico della città dello Stretto. La polizia del capoluogo Peloritano ha fermato il presunto scafista. Tra i 566 migranti scampati al naufragio tra la notte di venerdì e sabato scorsi, ci sono 73 bimbi, quasi tutti tra i due e gli otto anni, e anche un neonato, allattato da una giovane donna incinta. Tutti hanno trovato alloggio in una scuola media di Messina. Intanto, continuano senza sosta le attività di intervento della Marina Militare nel Canale di Sicilia. Soccorsi da una nave petroliera battente bandiera di Singapore, che li ha recuperati su due gommoni a 45 miglia a nord della Libia, sono sbarcati a Pozzallo 203 nigeriani, tra i quali due donne. E ancora. Quattro ponti aerei hanno permesso di trasferire 368 immigrati dal centro d’accoglienza di Lampedusa (Ag) a Vicenza, Verona, Venezia, Reggio Emilia, Rimini, Forlì e Rovigo. Nel centro Imbriacola dell’isola delle Pelagie, rimangono 640 persone in condizioni più che di emergenza. E a proposito dello stato in cui versano gli extracomunitari nei centri di accoglienza, la Caritas di Catania denuncia lo «stato d’abbandono dei migranti al Palaspedini», dove gli ospiti «da giorni - dice il direttore don Piero Galvano - si assiste alle stesse scene: migranti disposti lungo i gradoni sopra mucchi di materassini maleodoranti, condizioni igienico-sanitarie precarie, con tanto di transenne che fungono da box improvvisati in spazi ristretti e angusti. Il tutto si manifesta nell’indifferenza generale».

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