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Tre italiani su quattro non ci stanno. «I campi profughi fuori dall’Italia»

Tre italiani su quattro vorrebbero che i campi profughi, quelli in cui finiscono i disperati delle «carrette del mare» che ogni giorno sbarcano a migliaia sulle coste d’Italia (che sono anche le coste d’Europa, non dimentichiamolo) fossero nei loro Paesi d’origine. Una soluzione semplice, perfino ovvia: se devono essere soccorsi va fatto prima che rischino tutti la vita. È un’Italia diversa, solidale, ma anche pratica, quella che emerge da un dato secco e fortissimo. Il 74% degli italiani è favorevole ai campi umanitari nei Paesi del Terzo mondo, il dato è contenuto in un sondaggio Swg. Non solo, il medesimo istituto di rilevazione afferma che la maggiore responsabilità delle tragedie del mare, secondo il 35% degli italiani, è da attribuire all’Unione europea. Il che evidenzia il desiderio degli italiani di una risposta alle tragedie del mare che parta direttamente nei Paesi dei profughi, coordinata a livello europeo. E questo fa dire a Massimiliano Fedriga, capogruppo della Lega Nord alla Camera, che «le persone sono molto più sagge di Alfano e Renzi, che invece preferiscono alimentare l’invasione. Tre quarti dei cittadini approva ciò per cui la Lega si batte da sempre: gli aiuti nei paesi d’origine. Il sondaggio boccia la linea di questo governo, che preferisce aiutare gli scafisti e incoraggiare gli sbarchi della morte». Sbarchi che continuano con la frequenza di migliaia di persone al giorno. Proseguono infatti i soccorsi della Guardia Costiera in mare. Le condizioni meteo marine in miglioramento stanno favorendo la partenza di migranti e nelle ultime ore numerose sono state le richieste di soccorso ricevute. Sono circa 2500 i migranti soccorsi nella giornata di giovedì a circa 30 miglia dalle coste libiche. Le diverse richieste di aiuto sono giunte nel corso dell’intera giornata alla Centrale Operativa di Roma attraverso i telefoni satellitari. Dopo aver localizzato i barconi sono state inviate 5 motovedette di Lampedusa, Nave Peluso e Nave Corsi della Guardia Costiera e sono stati inoltre dirottati alcuni mercantili che navigavano in zona, per assicurare la prima assistenza e dare aiuto nel soccorso. Giunte nell’area segnalata, le unità della Guardia Costiera ed i mercantili hanno iniziato le fasi di trasbordo che si sono concluse nella notte. Nave Peluso è giunta ieri mattina a Pozzallo con 251 migranti, Nave Corsi poco dopo sempre a Pozzallo con altri 350 mentre le motovedette sono arrivate in porto nel primo pomeriggio a Lampedusa con a bordo 863 migranti. Ancora da individuare, invece, i porti in cui saranno condotti gli oltre 1200 migranti tratti in salvo dai cinque mercantili intervenuti nelle operazioni di soccorso. E ammonta a 3510 il numero totale di migranti soccorsi dalle navi della Marina militare nello stretto di Sicilia nei soli ultimi due giorni. La nave Etna attiva nel contingente Mare Nostrum della Marina militare durante l’altra notte ha soccorso un natante sovraffollato di migranti in difficoltà. Lo scafo infatti imbarcava acqua. A bordo 574 persone, tra cui 129 donne e 55 bambini. Mentre nella serata di ieri la nave Margottini, sempre del contingente Mare Nostrum, ha completato l’imbarco di 267 migranti tra cui 15 donne 185 minori. Lo ha reso noto la marina militare. E il senatore Vincenzo Gibiino, membro del Comitato di presidenza di Forza Italia e coordinatore azzurro in Sicilia ha fortemente criticato l’iniziativa del governo: «Il presidente della Camera Boldrini definisce meritorio ciò che è stato ed è fallimentare: la missione Mare Nostrum. L’operazione voluta dal governo Letta-Alfano e proseguita dall’esecutivo Renzi ha spinto decine di migliaia di clandestini a prendere il mare verso la nostra Sicilia, con i risultati drammatici che sono ogni giorno sotto i nostri occhi, venendo quasi a legittimare l'attività criminale degli scafisti». E ha concluso con un appello: «Presidente Boldrini, le migrazioni vanno abilmente gestite dalla diplomazia, non subite da altre popolazioni già in difficoltà. Mare Nostrum non ha affrontato un’emergenza, ma ha contribuito a crearla». In linea con il sondaggio che rivela il desiderio degli italiani per un intervento nel Paese d’origine.

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