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Scontri a Roma, presi 4 antagonisti

Per due romani, un romeno e un cittadino veneto obbligo di firma. Avrebbero partecipato al lancio di bottiglie di pietre contro la polizia

Lanci di bottiglie rotte e pietre. Per gli scontri del 12 aprile scorso alla manifestazione contro la precarietà e l’austerity la Procura di Roma ha ottenuto l’obbligo di firma per quattro «antagonisti», ritenuti essere fra i responsabili della guerriglia contro le forze dell’ordine. Le indagini si sarebbero concentrate su supposte immagini che dimostrerebbero il ruolo dei quattro giovani, tutti legati a centri sociali, negli scontri avvenuti in via Veneto, nelle vicinanze dell’ingresso del ministero dello Sviluppo economico. Si tratta di due romani, uno dei quali immortalato da una fotografia mentre utilizza una fionda, un romeno e un giovane del Nord Est. Stando alle ricostruzioni, la manifestazione è stata il palco sul quale hanno mosso i primi passi il nuovo nucleo di facinorosi, i Blu bloc, affiancati dai Black bloc. È emerso che i gruppi sono autonomi ma operano in modo sinergico. Si mischiano fra i manifestanti pacifici, nascondendo negli zaini giubbini e caschi neri, k-way celesti, manganelli, bottiglie di vetro e bombe carta. L’obiettivo, stando alle ricostruzioni relativa a quella manifestazione, era noto fin dall’inizio, quando da Porta Pia era partito il corteo: assediare le risorse. Ossia, lo scontro con le forze dell’ordine davanti al ministero dello Sviluppo economico, in via Veneto. Il corteo pacifico contro il piano casa e il job act del governo di Matteo Renzi, presto è stato soppiantato dalla violenza. Un giovane manifestante perse una mano per l’esplosione di un ordigno rudimentale che stava per lanciare contro le forze dell’ordine, asserragliate in tenuta antisommossa per arginare la folla di facinorosi. In tutto ci sono stati due violenti scontri tra «antagonisti» e «guardie» avvenuti tra via Veneto e piazza Barberini, con decine di feriti, quattro persone arrestate e due denunciate, che si aggiungono ai quattro obblighi di firma emessi ieri. Di fatto, si è trattato di una vera e propria «guerriglia urbana», ben organizzata non solo per le strade della Capitale, ma anche su internet. Un attacco hacker, infatti, era stato lanciato – proprio mentre il corteo sfilava per il tragitto preordinato – sul sito web del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, determinando una sorta di sovraccarico degli accessi e facendo risultare la pagina internet inaccessibile. Ma è per le strade che sono state mosse le pedine dello scontro. Perché verso la fine del corteo, fra anziani, studenti e famiglie con bambini, si muovevano diversi gruppi pronti alla guerriglia. Nuclei che formano tanti cordoni ben saldi, camminano l’uno stretto all’altro e discutono animatamente sul da farsi. Si guardano attorno in modo schivo e scacciano le persone sospette, quelle che potrebbero sembrare «le guardie». I gruppi sono giunti da regioni diverse: Piemonte, Lombardia, Veneto, Campania e Marche soprattutto. Sono autonomi fra loro, ma si muovo in modo organizzato e sinergico. Il «materiale», come definiscono le armi per la guerriglia, è nascosto negli zaini, ma anche nei pantaloni e nelle felpe. La partenza da Porta Pia è stata relativamente tranquilla. Tranne qualche slogan, nessun oggetto è stato lanciato e c’è stato spazio anche per le idee. Come quelle di vari giovani giunti da tutta Italia. Ma è stato in via XX Settembre, nelle immediate vicinanze del ministero dell’Economia, che qualcosa è cambiato. Una vera e propria metamorfosi. I gruppetti hanno cominciato a cambiarsi i vestiti, indossando maglie nere e caschi, i manganelli sono stati estratti dalle borse assieme a scudi rudimentali, e quelli che sembravano i capi si sono riuniti, discutendo. «Quanti siete voi?», riportò il Tempo in un lungo reportage che raccontò l’organizzazione della guerriglia di quel giorno. «Noi 40. I marchigiani sono tanti e sono arrabbiati». «Noi siamo carichi di bombe carta e ci stiamo muovendo sul lato destro come ci avete detto di fare. Ci accentriamo tutti a piazza Barberini e saliamo in testa per via Veneto, mi hanno segnalato che davanti al Ministero dello Sviluppo economico sta il blocco degli “sbirri”». La maggior parte del corteo, infatti, è rimasta in piazza Barberini, che da una parte sale verso via Veneto e dall’altra porta su via del Tritone. Solo i Black bloc e i Blu Bloc si sono avviati allo scontro. L’indagine, dunque, avrebbe, al momento, chiuso il cerchio su otto «antagonisti». Tuttavia, stando alle ricostruzioni investigative ci sarebbe una vera e propria organizzazione che ad ogni manifestazione pianifica con dovizia di particolari gli attacchi. Agli atti del procedimento, infine, risulta anche un’informativa su un giovane studente di 20 anni, che durante la manifestazione per la casa difese la fidanzata pestata da un agente di polizia finito per questo indagato. Le immagine, pubblicate su Il Tempo, però lo hanno inchiodato, mentre lancia bottiglie rotte contro le forze dell’ordine. Nei giorni successivi agli scontri, poi, il giovane evitò di raccontare tutta la verità circa la sua attiva partecipazione alla «guerriglia», limitandosi ad affermare, esclusivamente, che «ho visto la carica» e ho «cercato di indietreggiare, perché in queste situazioni è importante non perdere la testa, ma mi sono ritrovato gli agenti addosso. Mi hanno manganellato più volte».

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