Il costo di Mare Nostrum grava interamente sulle spalle degli italiani. L’operazione della Marina Militare, che da ottobre 2013 salva ogni giorno migliaia di immigrati che tentano di arrivare nel nostro Paese, ancora non ha ricevuto, e forse mai riceverà, neanche un euro dall’Europa. I 90 milioni spesi fino ad ora per gestire l’emergenza sbarchi da nove mesi a questa parte, infatti, sono totalmente a carico del budget ordinario del ministero della Difesa. Quindi, neanche un solo centesimo speso per pattugliare le coste nel canale di Sicilia e per recuperare i barconi carichi di immigrati (vivi e morti), proviene dall’Ue. Ma il dato sulle spese è destinato ad aumentare. Gli sbarchi non si fermano, anzi aumentano di giorno in giorno. Questo vuol dire più mezzi e più uomini a disposizione, e costi che lievitano. Solo nel mese di giugno, infatti, sono stati assistiti 24.000 migranti che hanno costretto all’impiego di altre navi e personale. Frontex, l’Agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa delle frontiere esterne, stanzia complessivamente circa 7 milioni, niente al confronto di quelli che spende l’Italia ogni mese e che sono pari a 9 milioni di euro, ben 300 mila al giorno. Inoltre, l’Agenzia europea destina questi soldi prevalentemente per le strutture di accoglienza. Insomma, i costi del lavoro che le navi e gli uomini della Marina Militare svolgono tutti i giorni in mare, ricadono interamente sui contribuenti italiani e sul bilancio del ministero della Difesa, costretto a distrarre denaro e uomini da altre attività. Centinaia gli uomini impiegati notte e giorno in mare, decine le navi e i mezzi in campo. E tutto questo nella totale latitanza dell’Europa. Un silenzio assordante sul tema dell’immigrazione che, nonostante i cadaveri che ogni giorno vengono restituiti dal mare ai soccorritori sempre più stremati, diventa ancora più assordante. Ma il progetto, al momento, non è in discussione perché Mare Nostrum, per il ministero della Difesa e per la Marina, deve essere la priorità. IL COSTO DELL'OPERAZIONE L'operazione Mare nostrum è partita il 18 ottobre del 2013. Da quel giorno sul budget ordinario della Difesa pesano come un macigno 90 milioni di euro spesi per le attività di recupero dei barconi e per i pattugliamenti senza sosta, giorno e notte. In un solo mese il costo dell’operazione è di 9 milioni di euro, ossia 300 mila euro al giorno. Tutti soldi che, al momento, sono sulle spalle dei contribuenti italiani. Ma i costi potrebbero aumentare. L’ondata di sbarchi sulle coste italiane diventa sempre più frequente, ormai a ritmi incessanti e quotidiani, che in alcuni casi hanno già costretto a implementare la presenza in mare di mezzi e uomini. I MEZZI E GLI UOMINI Al momento nelle operazioni di Mare Nostrum sono impiegati 930 uomini che lavorano 24 ore su 24 nelle operazioni di pattugliamento con navi, elicotteri e aerei per controllare il mare anche dall’alto. Una volta individuata la nave-madre o i barconi, si parte con le operazioni di recupero che, a volte, sono lunghe e faticose. In molti casi, inoltre, una volta portato in salvo il natante con gli immigrati a bordo, immediatamente la nave riparte per un altro soccorso. Il dispositivo aero-navale è composto da cinque unità navali, tre elicotteri, un velivolo Atlantic, un velivolo P180 tutte della Marina Militare. E ancora: un aeromobile a pilotaggio remoto (drone) Predator dell’Aeronautica Militare e mezzi navali della Finanza. Le 5 navi schierate nel presidio fisso, possono anche diventare sei o sette se uno dei mezzi è costretto a uscire per le operazioni di recupero. In questo caso è necessario riempire il vuoto con un altro mezzo. E così le spese dell’operazione aumentano in un batter d’occhio. In totale dall’inizio dell’operazione sono stati eseguiti 285 eventi di soccorso e recupero. GLI IMMIGRATI SOCCORSI Dal mese di ottobre 2013, data di partenza, i profughi soccorsi e assistiti in mare durante le attività di Mare Nostrum ammontano a 72.680. Una cifra enorme e destinata ad aumentare. Negli ultimi mesi, infatti, i flussi sono cresciuti e solo a giugno sono stati assistiti 24.000 migranti. Di questi la maggior parte sono di nazionalità eritrea. Secondo i dati del ministero dell’Interno dal 18 ottobre 2013 al 23 giugno 2014, è stata accertata la nazionalità di 46819 immigrati, di cui: 17.604 (38,9%) provenienti dall’Eritrea; 10.074 (22,5%) arrivati dalla Siria; 5.699 (12,3%) dal Mali; 3.244 (7%) provengono dal Gambia; 3.639 (4,6%) dalla Somalia; 1.726 (3,7%) Senegal; 1.499 (3,2%) arrivano invece dall'Egitto; 2.988 (6,5%) dalla Nigeria e solo 366 (lo 0,7%) dalla Tunisia. Di quasi la metà dei profughi sbarcati sulle nostre coste, quindi, la nazionalità è incerta o addirittura sconosciuta. Questo vuol dire che sul territorio italiano circolano migliaia di persone senza identità che, sulla carta, non hanno una patria. Per questi, qualora si dovessero macchiare di reati o fossero soggetti al rimpatrio, le operazioni di identificazione che vengono svolte nei Centri di identificazione ed espulsione, non andranno a buon fine e torneranno a essere liberi di circolare nel nostro Paese. Gli extracomunitari soggetti a rimpatrio, che però non vengono identificati, una volta lasciati i Cie, hanno l’obbligo entro sette giorni di lasciare l’Italia a proprie spese. Quasi nessuno però esegue l’ordine, e spesso vengono fermati dalle forze dell’ordine durante normali controlli privi di documenti o arrestati. Inizia così un nuovo percorso di identificazione nei Cie, che finirà ancora una volta con un buco nell’acqua, innescando così un circolo vizioso che fa aumentare i costi della loro permanenza sul territorio italiano. Mare Nostrum, però, oltre al salvataggio di migliaia di persone, tra i suoi compiti ha anche quello di intercettare e fermare i responsabili del traffico clandestino. Dall’inizio delle operazioni sono quattro le navi madre catturate, e ben 189 le persone fermate e ritenuti possibili scafisti che hanno operato per agevolare gli sbarchi.
E l’Italia spende 300mila euro al giorno
Mare Nostrum Sborsati 90 milioni di euro per il recupero di barconi Solo a giugno soccorsi 24mila immigrati: in un anno e mezzo 72.680
