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Il profilo genetico «Ignoto 1» è costato milioni di euro

Quasi 5mila campioni di materiale organico al setaccio

Migliaia e migliaia di test per risalire, dai reperti rinvenuti sugli indumenti intimi della piccola Yara, al profilo genetico in grado di incastrare il presunto assassino della tredicenne di Brembate di Sopra. Quasi cinquemila i campioni di materiale organico passati al setaccio dagli investigatori della polizia, quasi il doppio quelli esaminati minuziosamente dai loro colleghi del reparto investigativo scentifico dei carabinieri. E ancora 7.500 campioni che non erano ancora stati analizzati: un procedimento lungo – l'esame del Dna, che può essere ripetuto migliaia di volte senza per questo motivo inficiarne i risultati. Può durare, infatti, ha spiegato il pm titolare delle indagini, anche un intero pomeriggio e pur essendo dispendioso non ha comunque scoraggiato gli inquirenti che sulla caccia a «ignoto1» hanno investito tempo e risorse per oltre tre anni. Un risultato che, hanno spiegato i tecnici dell'università di Pavia al fianco degli inquirenti nella ricerca spasmodica del colpevole, inchioderebbe l'indagato Massimo Giuseppe Bussetti con un margine di errore praticamente irrilevante. Le possibilità che l'esame scentifico sulle tracce organiche sbaglino infatti, equivalgono alla formula «2X10 elevata alla ventisettisima»: nella sostanza una possibilità su 2mila miliardi di miliardi, praticamente nessuna. Fanno impressione i numeri dell'indagine-monstre che ha portato all'idividuazione del presunto assassino. Un'indagine che era partita passando al setaccio circa 120mila contatti telefonici che avevano agganciato, nell'arco delle 24 ore precedenti e successive al delitto la cella che copre la palestra dove la giovane era andata a fare allenamento il giorno in cui se ne persero le tracce. E ancora gli oltre trentamila clienti che erano entrati in contatto con la discoteca «Sabbie mobili» vicino al campo di Chignolo d'Isola dove è stata trovata la vittima: clienti tra i quali figurava anche un nipote di Guerinoni (risultato completamente estraneo ai fatti, ma che aveva un profilo genetico in qualche modo compatibile). E proprio da quel frammento di informazione genetica gli inquirenti sono partiti, in una caccia che ha portato le indagini a ritroso nel tempo, risalendo l'albero genealogico della famiglia Guerinoni, fino al 1815. Una ricerca certosina e complessa che, dopo migliaia di test e centinaia di ore di lavoro, sembra avere chiuso il cerchio su una vicenda terribile che ha lasciato sul terreno una bimba poco più che adolescente.

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