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Aldrovandi, gli applausi-patacca smascherati dai poliziotti in piazza

Il segretario del Sindacato Autonomo di Polizia (Sap) Gianni Tonelli: «I filmati mandati in onda dei Tg sono dei falsi. Ci chiedano scusa»

«Alla fine abbiamo dovuto forzare la mano». Il segretario del Sindacato Autonomo di Polizia (Sap) Gianni Tonelli scandisce le parole mentre alle sue spalle lo schermo 4x3 montato davanti a Montecitorio, trasmette le immagini di quello che, in molti hanno raccontato come il «giorno della vergogna». Rimini, 29 aprile, congresso del sindacato. I poliziotti radunati nella sala del Grand Hotel si alzano in piedi, applaudono. I media dicono che quella standing ovation è riservata ai tre colleghi condannati per la morte del giovane Federico Aldrovandi. Dalle istituzioni in giù è un susseguirsi di reazioni indignate. E invece quei filmati... «Erano falsi. I filmati mandati in onda quel giorno e i giorni seguenti erano falsi, "tarocchi". Le immagini degli applausi erano state registrate la mattina quando in sala c’erano il capo della Polizia, prefetti e numerosi parlamentari». Quindi nessun applauso ai condannati per la morte di Aldrovandi? «No. Si è usato uno strumento falso per lanciare un messaggio ancor più menzognero: che dei poliziotti avessero applaudito alla morte di un ragazzo o mancato di rispetto alla sua famiglia». Voi, in realtà, questa cosa l’avete detta fin da subito. «È vero. Nella lettera inviata al Capo dello Stato e pubblicata da Il Tempo il 3 maggio dicevamo chiaramente che il filmato era un falso. Il Tg1 , quel giorno, ci chiese copia della lettera. Poi però, la sera mandò in onda le stesse immagini accusandoci di aver applaudito». Beh, anche le istituzioni erano schierate compatte contro il Sap. «Per questo abbiamo deciso di forzare la mano e di far vedere a tutti, con uno schermo installato a Montecitorio, quello che è veramente accaduto». Ma in piazza non c’erano né il ministro Alfano, né il Capo della Polizia Pansa. «Li abbiamo incontrati oggi pomeriggio e gli abbiamo consegnato due chiavette Usb con i video a confronto. Gli abbiamo chiesto di verificare e, nel caso, di dichiarare pubblicamente che la loro censura nei nostri confronti è stata condizionata da un clamoroso falso». Forse la verifica era meglio farla prima, non crede? «Diciamo che c’è stata una certa superficialità da parte del Viminale nel non interpellarci. Nel non dare credito alla nostra lettera. Ma ora è importante creare un effetto domino positivo che cancelli quello negativo partito dal ministero il 29 aprile. Errare è umano, perseverare sarebbe diabolico». Magari si potrebbe fare qualcosa anche in televisione. «La nostra iniziativa ha già prodotto decine di interrogazioni da parte di tutti gli schieramenti. Il presidente della Vigilanza Roberto Fico convocherà nella prima settimana di luglio i direttori dei Tg in commissione. Quello che è successo è un episodio disdicevole anzitutto per il Paese. Che conferma quanto sia forte il partito Anti-Polizia». Questa comunque è una vostra vittoria. «Sì, ma non ci illudiamo. Questo partito è più che mai agguerrito. E se a volte riceve uno "schiaffo" come nel caso Uva, fa finta di acquietarsi. Ma in realtà affila le unghie per poi attaccare, con più violenza alla prima occasione utile. È la logica del branco. E devo dire che questo partito ha qualche illustre esponente anche nelle aule parlamentari». Facciamo i nomi. «Luigi Manconi. Mi piacerebbe invitarlo a cena e spiegargli che non siamo delle bestie ma persone molto moderate. Purtroppo credo che sia una speranza vana, ci accusano di avere pregiudizi ma loro hanno le bistecche davanti agli occhi. Prenda il caso di Monza». La vicenda del marocchino legato mani e piedi? «Il magistrato aveva già stabilito che non c’era stato alcun abuso. Il marocchino è stato condannato a 8 mesi per violenze nei confronti dei colleghi intervenuti e di un altro extracomunitario aggredito. Eppure nemmeno davanti agli atti processuali si sono fermati». Perché? «È colpa di una mentalità distorta che ci identifica come un potere da combattere. Noi non siamo un potere ma un servizio per la democrazia. Forse l’unico riferimento in questo Paese un po’ "sbalestrato"». Grillo dice che siete dalla sua parte. Si sente grillino? «Chiunque riceve la legittimazione popolare è per noi un soggetto meritevole di confronto. Anche Sel, Vendola e il presidente Boldrini se volessero, potrebbero confrontarsi con noi. Gli spiegheremmo che alcune proposte, come quella dei numeri identificativi, sono sbagliate. L’installazione di videocamere va ben oltre. Tra l’altro così si puniscono gli abusi di tutti. Anche dei mascalzoni che scendono in piazza per cercare gli scontri».

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