Potrebbe esserci un collegamento stretto tra il gruppo di esaltati che, assieme a Daniele De Santis, attaccò a colpi di pietre e bomboni gli autobus dei tifosi partenopei e tra il manipolo di ultras che durante la prima uscita pubblica della Roma dopo gli scontri (il match giocato all’Olimpico contro la Juventus a distanza di una settimana dai fatti di Tor di Quinto) non trovò niente di più intelligente da fare che issare uno striscione di sostegno a «Gastone» De Santis e uno con la scritta «Napoletano infame». La procura di Roma infatti avrebbe puntato la propria attenzione a quel gruppo di scalmanati che, durante una partita considerata a rischio altissimo e che vedeva la zona attorno allo stadio Olimpico militarizzata per il timore di nuovi scontri, ha gettato benzina sul fuoco con l’esposizione degli striscioni incriminati. Secondo una delle ipotesi in campo infatti gli stessi che hanno manifestato sui gradoni della Sud – ma anche la curva nord, tradizionalmente sede delle frange più a destra e oltranzista del tifo giallorosso, non mancò di partecipare aderendo allo sciopero del tifo – potrebbero essere stati in compagnia di De Santis - l’ex ultras già passato alle cronache per avere interrotto il derby con la Lazio durante la stagione 2004/05 durante le prime fasi degli scontri avvenuti sullo stradone che collega Saxa Rubra (uno dei parcheggi individuati dalla questura per i pullman dei tifosi del Napoli) e lo stadio Olimpico, sede della finale di coppa Italia tra la formazione partenopea e la Fiorentina giocata il tre maggio scorso. Secondo quanto emerge dalle indagini condotte dai sostituti procuratori Antonino Di Maio e Eugenio Albamonte poi, il riferimento offensivo al napoletano infame, potrebbe non essere un insulto generico che cavalca l’onda lunga dell’odio che corre tra le due tifoserie all’indomani della rottura del gemellaggio, ma un riferimento preciso al testimone oculare che, con le sue dichiarazione rilasciate agli investigatori della Digos e agli inquirenti, avrebbe riconsentito la ricostruzione dei fatti che ha portato il giudice per le indagini preliminari Ebner ad emettere un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per il presunto sparatore e di obbligo di firma per i due tifosi partenopei rimasti feriti dai colpi calibro 7,65. Il super testimone Raffaele Puzone intanto, non appena il Gip fisserà la data per l’incidente probatorio, sarà ascoltato nuovamente dagli inquirenti in modo tale da cristallizzare le sue dichiarazioni in vista di un eventuale processo. Analogo strumento verrà poi utilizzato per le altre prove finora identificate dagli investigatori: a partire dall’esame dello stub (che, relativamente a De Santis, ha mostrato una coincidenza di due particelle su tre), fino all’esame dei proiettili artigianali utilizzati per ferire i tre tifosi del Napoli. Un’ipotesi che assume contorni sempre più concreti quella che legherebbe gli ultras ìsolidali” con lo sparatore e il commando coperto da caschi e armato di pietre e bastoni che, dopo l’assalto ai bus dei tifosi del Napoli, sarebbe scappato attraverso il Ciak Village fino al vicino centro «Il Trifoglio» dove infatti la rete di confine è stata rinvenuta divelta dalle forze dell’ordine. E mentre le indagini di pubblici ministeri e agenti delle Digos proseguono, Ciro Esposito, il tifoso napoletano colpito da distanza ravvicinata al torace da una delle pallottole esplose da De Santis, ieri è stato nuovamente sottoposto ad un intervento chirurgico (il terzo in poco più di un mese) per l’asportazione di un lembo di polmone che, nelle settimane scorse, aveva provocato al giovane operaio di Scampia un’infezione che aveva aggravato nuovamente il quadro clinico generale.
Spari all’Olimpico. Indagini in Curva Sud
Il commando di De Santis dietro gli striscioni. Il super testimone Puzone verrà ascoltato dai pm
