Attualità

«Il Comune deve renderli appetibili per i privati»

Eugenio Arbizzani, docente di Tecnologia dell’Architettura alla Sapienza di Roma spiega che in Italia è quasi impossibile intervenire a causa dei vincoli che insistono su molti degli edifici e aree...

Eugenio Arbizzani, docente di Tecnologia dell’Architettura alla Sapienza di Roma spiega che in Italia è quasi impossibile intervenire a causa dei vincoli che insistono su molti degli edifici e aree dismesse. Professor Arbizzani, cosa si potrebbe fare in queste aree dismesse? «Teoricamente molto ma praticamente poco. In Italia i numerosi vincoli che insistono su aree ed edifici generano un circuito vizioso per cui è difficile o quasi impossibile utilizzarle. L’intrico normativo, la burocrazia, rende difficile ogni tipo di intervento. Le aree, che spesso restano incolte e inutilizzate, potrebbero essere recuperate non solo per creare parchi e aree verdi, ma anche per realizzare strutture private e scuole. Non certo centri commerciali, sempre più numerosi e che contribuiscono solo ad aumentare il traffico». Costruire scuole? «Il governo si sta muovendo in tal senso prevedendo la manutenzione delle scuole. Manutenere questi edifici costerebbe circa 900 euro al m/q. Una scuola di nuova realizzazione costa sui 1.200 euro al mq. Che senzo può avere la realizzazione di scuole che non saranno mai nuove? Il Comune ricostruendo ex novo le scuole avrebbe un risparmio gestionale enorme che recupererebbe facilmente il costo dell’edificio. Le vecchie scuole potrebbero essere lasciate a privati e trovare nuove destinazioni d’uso anche a livello residenziale. Il tema è una sempre maggiore necessità di progettualità in seno alla pubblica amministrazione ma anche in seno al privato che però dovrebbe potere progettare questa offerta senza i vincoli attuali». Le aree dismesse che valore hanno per la collettività? «Queste aree hanno un valore altissimo per la collettività. Bisogna però distinguere le aree di proprietà del Comune dalle aree private. Quando si tratta di aree private, le amministrazioni dovrebbero poter incentivare l’uso delle aree dando ai privati la possibilità di renderle redditizie. Quando sono pubbliche potrebbero essere requisite dalla collettività ma è un progetto utopistico». In altri paesi d’Europa ci sono amministrazioni che si sono occupate di rivalutare aree dismesse? «Non bisogna per forza guardare all’estero. A Torino è stato fatto qualcosa in questo senso. Un paio di anni fa abbiamo realizzato il Parco Dora Spina 3, rivalutando un’area industriale dismessa. L’amministrazione comunale ha realizzato un parco con dei relitti industriali molto suggestivi e con parchi d’acqua dentro delle vasche. Questo parco presenta, per contro, il problema della manutenzione che è molto esosa. Per evitare questo, le amministrazioni dovrebbero puntare su progetti che vanno a favore della collettività ma che garantiscano anche al privato una certa redditività».

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.