Ex primula rossa, catturato dopo 14 anni di latitanza nel 2010, era al vertice di un gruppo dei Casalesi. Antonio Iovine, dopo quattro anni di reclusione, ha deciso di cambiare pagina, collaborando con i pm del pool anti-camorra di Napoli. Antonio Iovine aiuterà i magistrati a ricostruire la nascita del gruppo e le attivitaà criminali dei Casalesi, compresi i rapporti tra i boss Francesco Bidognetti, Michele Zagaria e Francesco Schiavone di cui Iovine era considerato il "delfino". Iovine ha una condanna definitiva all'ergastolo, per associazione a delinquere di stampo mafioso e omicidio, arrivata nel 2008 in contumacia nell'Appello del primo processo noto come Spartacus. Proviene da una famiglia da sempre coinvolta nelle attività della criminalità organizzata casertana, a cominciare dallo zio Mario Iovine, fedelissimo del boss Antonio Bardellino. Le sue testimonianze potranno essere fondamentali nella comprensione dei rapporti tra la criminalità organizzata e il mondo imprenditoriale e potrebbero far tremare una grossa parte della politica e interi comparti delle istituzioni. Iovine, detto 'o ninno per il suo viso di bambino ma soprattutto per aver raggiunto i vertici del clan da giovanissimo, è stato ai vertici dei Casalesi per oltre dieci anni. Non esistono precedenti di pentiti simili, se non forse quello di Pasquale Galasso, capo della Nuova famiglia. L'altro pentito del clan dei Casalesi è stato Carmine Schiavone, ma era un capo della vecchia generazione. Iovine nei mesi scorsi aveva revocato i suoi legali storici. Ma già a dicembre 2010, a poche settimane dall'arresto, era trapelata la notizia di un suo colloquio con l'allora procuratore della Direzione nazionale antimafia Pietro Grasso. Le voci di un suo possibile pentimento allora furono prontamente smentite dallo stesso Grasso. Inserito dal 1996 nell'elenco dei trenta latitanti più pericolosi d'Italia e dal 1999 cercato in ambito internazionale, 'o ninno era stato catturato dalla polizia guidata dall'allora capo della Squadra Mobile di Napoli Vittorio Pisani, che poi avrebbe posto fine anche alla latitanza di Michele Zagaria, il 17 dicembre 2010 a Casal di Principe, in un covo realizzato all'interno di un'intercapedine di una villetta di un suo fiancheggiatore, Marco Borrata. "E' un fatto positivo che si aprano brecce all'interno dei clan camorristici e ci sia una collaborazione con la giustizia", ha dichiarato il sindaco di Napoli, ed ex magistrato, Luigi de Magistris, "I colpi piu' ferali alle organizzazioni mafiose sono venuti anche grazie alla collaborazione dei pentiti. Vuol dire che il lavoro dei magistrati e delle forze dell'ordine premia".
Il boss dei Casalesi si pente, Antonio Iovine collabora con i magistrati
o' Ninno, catturato quattro anni fa, è detenuto al 41 bis. Aiuterà le indagini sulle attività del clan e i rapporti con Schiavone e Zagaria
