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La strategia della procura per «sbloccare» le indagini

Valeria Di Corrado La Procura di Roma ha deciso di porre un freno alle decine e decine di occupazioni di edifici pubblici e privati nella Capitale. Ieri il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo ha...

La Procura di Roma ha deciso di porre un freno alle decine e decine di occupazioni di edifici pubblici e privati nella Capitale. Ieri il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo ha coordinato un vertice tra i pm del pool antiterrorismo. Ciascun sostituto ha stilato un elenco dei fascicoli in cui si procede per il reato di occupazione abusiva. L'obiettivo, oltre a fare una sorta di censimento, è mettere appunto una linea d'intervento da presentare al procuratore capo Giuseppe Pignatone. Il più delle volte, infatti, i provvedimenti con cui l'autorità giudiziaria ordina lo sgombero degli stabili, non vengono applicati dalle autorità amministrative, in nome di ragioni di ordine pubblico. Vedi il caso dell'ex salumificio Fiorucci di via Prenestina 913, invaso il 27 marzo 2009 dai Blocchi Precari Metropolitani guidati da Paolo Di Vetta. I proprietari hanno in mano un decreto di sequestro dal 14 luglio 2009, ma ancora non sono riusciti a rientrare nello stabile. Prefettura e Questura hanno sempre opposto all'applicazione dello sgombero, ragioni di ordine pubblico. Il paradosso è che ora lì non vivono più senzatetto, a loro posto vi è un museo abusivo. L'inerzia dell'autorità amministrativa collima con quella della politica. «Quando sono stato al Comune per chiedere la residenza - ha raccontato al pm una delle persone che vivevano nell'ex scuola Hertz - mi hanno detto che era da un anno e mezzo che aspettavano che gli occupanti andassero a fare la residenza». «Gli accertamenti compiuti - si legge nell'ordinanza del pm - hanno consentito di verificare che gli occupanti di via Tuscolana 1113 e di via delle Acacie 56 hanno ottenuto la residenza da parte delle autorità comunali, sicché il delitto di invasione di edifici risulta sostanzialmente accettato e condiviso quale strumento idoneo per risolvere l'emergenza abitativa». In questo senso va anche l'ordinanza del Tribunale del Riesame del 6 maggio scorso, nel passaggio in cui spiega che l'attività dei responsabili del Comitato popolare di lotta per la casa «è maturata in una situazione di illegalità che le stesse autorità pubbliche hanno variamente tollerato o riconosciuto o addirittura incentivato». Dall'analisi dell'ultimo bando di concorso del 31 dicembre 2012 per l'assegnazione delle case popolari è previsto, infatti, il punteggio massimo di 18 a tutti coloro che vivono da almeno un anno in ricoveri di fortuna messi a disposizione da «associazioni riconosciute e autorizzate per l'assistenza pubblica». Anche il Comitato di Pina Vitale dichiara di rientrare in questa categoria, al punto da rilasciare agli occupanti moduli su carta intestata da presentare al Comune. «Vitale ci ha dato questa documentazione - ha raccontato una delle occupanti - e ci ha detto: "Ecco pezzi di m...! Voi che cercate la cuccia vi farò avere un foglio con cui prendente 18 punti"». «Dunque - è la conclusione a cui arriva il pm - l'occupazione abusiva risulta un canale privilegiato per l'assegnazione dell'alloggio popolare, rispetto a quei cittadini bisognosi che prescelgono la via dignitosa del rispetto della legalità». Ci ha pensato il governo Renzi a sanare questa situazione di illegalità: con il Piano Casa è negata per 5 anni agli abusivi la possibilità di essere inseriti nelle liste per le case popolari.

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