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Io, infiltrato tra i blu-bloc «Pronti a sfasciare tutto...»

I violenti formano «squadre» divise per regione Armi nelle mutande. Poi spunta la divisa K-way

Il «materiale», come sono definite le armi, è nascosto un po’ ovunque, anche nella biancheria intima. Black bloc e Blu bloc, un nuovo gruppo, sono ancora mimetizzati quando alle 14,30 si muove il corteo da Porta Pia. Ma il piano è già noto. Di mano in mano girà «la mappa dell’obiettivo»: lo scontro con le forze dell’ordine al ministero dello Sviluppo economico in via del Tritone. Il Tempo è riuscito a penetrare la fitta cortina che tiene celati i gruppi di facinorosi. Abbiamo parlato con loro, pianificato gli attacchi, osservato le armi e guardato i loro volti, tutti molto giovani, tranne quelli che potrebbero essere definiti i capi. Ciò che emerge dalla vasta manifestazione di ieri, indetta dal movimento sociale contro la precarietà e austerity, è l’esistenza di svariati piccoli gruppi di facinorosi, giunti da diverse regioni. Abbiamo distinto piemontesi, lombardi, veneti, campani e marchigiani. Sono autonomi, ma operano in modo sinergico e, soprattutto, sincronizzato. Nulla è lasciato al caso, e non mancano i battibecchi sulla migliore strategia di guerriglia da adottare per raggiungere l’obiettivo finale: attaccare Guardia di finanza, carabinieri e polizia. Metterli alle strette col lancio di pietre, bottiglie di vetro e violente bombe carta artigianali, cercando una reazione che crei il panico nella massa di 20mila manifestanti. Una «guerriglia» pianificata in ogni sfumatura, come conferma anche l’analisi che fa Giulio Vasaturo, crimonologo della Sapienza e studioso dei fenomeni di lotta. Secondo la sua interpretazione, si tratta di una «azione violenta, repentina, mirata, sempre accuratamente pianificata», che «rivela la solita matrice ideologica e la capacità organizzativa di queste formazioni estremistiche. I protagonisti della guerriglia urbana nel centro di Roma si sono mimetizzati nel corteo, non solo dal punto di vista logistico ed operativo ma anche sotto il profilo propriamente politico». Poi un affondo lo fa anche sugli organizzatori della manifestazione: «Queste frange agiscono, com’è evidente, con la tolleranza se non addirittura con la compiacenza di una parte essenziale degli organizzatori “pacifici” del corteo che non adottano alcuno strumento per prevenire questi attacchi che sono ampiamente preannunciati». Di fatti, le vie di Roma si sono trasformate nella scacchiera sulla quale hanno mosso le proprie pedine tanti diversi nuclei operativi di facinorosi. Perché verso la fine del corteo, fra anziani, studenti e famiglie con bambini, si muovevano diversi gruppi pronti alla «guerriglia». Formano tanti cordoni ben saldi, camminando l’uno stretto all’altro. Si guardano attorno in modo schivo e scacciano le persone sospette, quelle che potrebbero sembrare «le guardie». Il «materiale», come definiscono le armi per la guerriglia, non è solo nascosto negli zaini, ma anche nei pantaloni, nelle felpe e, addirittura, nella biancheria intima. La partenza da Porta Pia è relativamente tranquilla, e si distinguono dei ragazzi che mettono in bottigliette d’acqua una sostanza biancastra polverosa. «È un farmaco - ci spiega un Blac bloc - diluito col l’acqua e messo sugli occhi annulla gli effetti del Cs (gas urticante usato dalle forze dell’ordine)». Fino a piazza Fiume il corteo procede senza intoppi, si inneggiano slogan contro il piano casa e il job act del Governo di Matteo Renzi. Ma è in via XX Settembre, nelle immediate vicinanze del Ministero dell’Economia, che avviene la metamorfosi. I gruppetti cominciano a cambiarsi i vestiti, indossano maglie nere e caschi, i manganelli sono estratti dalle borse assieme a scudi rudimentali, e quelli che sembrano essere i capi si riuniscono, discutono. «Quanti siete voi?», dice un uomo dall’accento napoletano. «Noi 40», risponde un giovane veneto, «i marchigiani sono tanti e sono arrabbiati», conclude. Interviene un piemontese: «Noi siamo carichi di bombe carte e ci stiamo muovendo sul lato destro come ci avete detto di fare. Ci accentriamo tutti a piazza Barberini e saliamo in testa per via Veneto, mi hanno segnalato che davanti al ministero dello Sviluppo economico sta il blocco degli “sbirri”». Così, i vari gruppi si muovono come fossero su un campo di battaglia. L’appuntamento all’inizio di via Veneto è rispettato. Tutti sono pronti. Tutti sono armati. La devastazione può partire.

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