Bastava pagare una tangente e tutti i problemi fiscali con Equitalia cessavano. Con le bustarelle si potevano avere rateazione di debiti, revoche di pignoramenti e, più in generale, una specie di angelo custode col compito di monitorare costantemente la posizione del contribuente al fine di «ritardare o ostacolare eventuali procedure esecutive di Equitalia». Il quadro investigativo della procura di Roma è ben delineato e pone l’accento su un «sotto bosco» interno a Equitalia, in cui una rete di imprenditori - ma anche privati - poteva sfuggire alla morsa della società pubblica incaricata della riscossione tributi grazie a pezzi importanti dell’Ente. ARRESTI E SEQUESTRI L’inchiesta è dell’aggiunto Nello Rossi e dei pm Francesa Loy e Stefano Fava, che hanno coordinato gli accertamenti del Nucleo speciale di polizia valutaria della Finanza. In carcere sono finite sei persone: Salvatore Fedele, funzionario di Equitalia sud, Domenico Ballo, commercialista e intermediario della corruzione di Fedele, Mauro Carlini, commercialista e consulente del lavoro di Roma, e Lucio Licciardi, imprenditore a Roma e Napoli. Ai domiciliari, invece, Vincenzo Comes, supposto prestanome di Licciardi, e Luisa Musto, moglie di Licciardi. Nei confronti di tutti sono ipotizzati, a vario titolo e secondo le singole posizioni, i reati di corruzione, concussione, bancarotta fraudolenta e documentale, truffa aggravata ai danni dello Stato, trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio e omesso versamento delle imposte. Le Fiamme Gialle, infine, hanno sequestrato beni per 750 mila euro e perquisito le abitazioni e gli uffici di Equitalia Sud del direttore regionale Lazio Alessandro Migliaccio e del direttore regionale Calabria Giovanbattista Sabia DIRETTORE LAZIO MIGLIACCIO Vicenda sulla quale si stanno concentrando le indagini, riguarda anche il ritrovamento di un file denominato «stefano.xlsx», sul computer del dipendente di Equitalia Stefano Zampolini. Le Fiamme Gialle hanno trovato anche un appunto sul quale c’era scritto «Disp. Migliaccio». Si tratta del direttore regionale di Equitalia Lazio, che allo stato non risulta indagato. Tuttavia negli atti il gip fa un’analisi lineare della vicenda: «Il file “stefano.xlsx rivenuto nel pc di Zampolini fornisce un punto della situazione aggiornato delle pratiche dal medesimo trattate con accanto il nominativo del o dei dirigenti che eventualmente ne hanno disposto, richiesto o favorito dall’alto la definizione. Estrapolando le pratiche che riportano accanto il nominativo del citato direttore regionale si ottiene un prospetto che comprende, oltre alla M.M.e srl, almeno un’altra società collegata a Fedele, la All Service Group soc. consortile», connessa con altri soggetti finiti nell’inchiesta, come il commercialista «Francesco Rossi e Massimiliano Corsetti», imprenditore, quest’ultimo, per il quale Fedele avrebbe «interessato direttamente Migliaccio». Oltre al nome del direttore regionale, infine, compare nell’elenco «delle pratiche» da trattare con i «guanti», anche il nome del legale di Equitalia, l’avvocato Emilio Ricci. L’IMPRENDITORE E I DEBITI Particolare interessante emerge da un interrogatorio di Fedele, sospeso da Equitalia lo scorso 19 settembre dopo alcune perquisizioni ma poi reintegrato il primo aprile scorso. L’uomo parla del presunto ruolo di Migliaccio. In particolare, si riferisce a rateazioni in proroga disposte in appena due giorni per un imprenditore di Roma, Maurizio Maestri, titolare di alcuni autosaloni e con debiti pendenti per 4,2 milioni di euro più altri 418mila 246 euro relativi a una seconda società. Secondo le Fiamme Gialle, la rateizzazione sarebbe stata data, anche se sulla base della «Direttiva di gruppo n.12/2011 di Equitalia non potevano essere concesse rateizzazioni in proroga di precedenti rateizzazioni concesse dopo il 26 febbraio 2011 e non onorate, come nel caso in esame». Per il gip, «l’intervento di Migliaccio si presume essere stato necessario per superare l’ostacolo della precedente rateazione concessa e decaduta per inadempienza». Fedele, infatti, afferma che «ho chiesto la cortesia all’attuale direttore regionale che praticamente aveva preso le pratiche e le aveva affidate a chi di dovere per poterle lavorare». RAPPORTI CON LA DIREZIONE Uno spaccato del «sotto bosco» interno a Equitalia lo fa lo stesso Fedele. Racconta che «ho preso i soldi da Ballo (Domenico, commercialista, ndr) per le cooperative (…) Ballo mi ha chiesto di poter presentare la richiesta di rateizzazione di quattro cooperative, Aloha Service, Joy Service, Aura Service, Power Service, perché le società avevano sede a Roma e la richiesta doveva essere presentata a Roma. Il direttore dell’epoca Sabia (Giovanbattista, attuale direttore di Equitalia Calabria, ndr) mi ha presentato Damassa (Roberto, ex funzionario Equitalia, già arrestato a marzo scorso per fatti simili, ndr). Damassa mi chiese un compenso di 500 euro per ciascun rateizzo (…) Damassa era uno che aveva molte “entrature”. Veniva spesso in ufficio, nella direzione generale dove lavoravo io, perché aveva stretti rapporti con Pasquini (Francesco, ex direttore regionale Equitalia del Lazio e attuale direttore regionale Liguria, ndr) (…) Le richieste le faceva Ballo e Damassa aveva i suoi agganci per farle accogliere (…) In proposito so che Damassa si rivolgeva a Pasquini perché intercedesse presso il funzionario, tale Sabrina Neri, preposto alla istruttoria della pratica».
Debiti cancellati con la tangente Perquisizioni e arresti a Equitalia
Ivan Cimmarusti Bastava pagare una tangente e tutti i problemi fiscali con Equitalia cessavano. Con le bustarelle si potevano avere rateazione di debiti, revoche di pignoramenti e, più in generale,...
