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Cinque conventi aprono ai rifugiati

Accolto l’invito del Papa. Padre La Manna attacca l’indifferenza della politica Dal rapporto del Centro Astalli emerge l’aumento delle richieste di asilo

Un rapporto che non è fatto solo di fredde cifre, di numeri da analizzare. Piuttosto un documento che è una fotografia di storie concrete, che raccontano il dramma di uomini, donne e bambini fuggiti dal terrore della guerra, della persecuzione, della tortura. È il documento che illustra l’attività annuale del Centro Astalli, la struttura del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati, attiva in particolare a Roma ma non solo. «È finita l’epoca di reagire con manovre emergenziali - ha spiegato il presidente del Centro, padre Giovanni La Manna - Accogliere i rifugiati con dignità, in modo pregettuale, non è buonismo o carità ma una questione di giustizia. Siamo stanchi dell’assenza di un sistema di accoglienza unitario in Italia». Parole dure per la politica, soprattutto se confrontate con quello che sta facendo la Chiesa: «Cosa mi aspetto dalle istituzioni? Sono appena tornato da Lampedusa - racconta il gesuita - dove ero per un convegno che preferisco definire un pellegrinaggio. Abbiamo tutti presenti le immagini del video girato in quello che dovrebbe essere un centro di accoglienza e che lo stesso sindaco di Lampedusa, Giusy Nicolini, ha definito una vergogna. Bisognava fare dei lavori: ebbene, non è stato fatto nulla. Abbiamo tutti in mente le immagini dei politici, anche europei, dopo la visita del Papa, in quei luoghi: vedere che non è cambiato niente è la lampante dimostrazione della mancanza di un interesse onesto per affrontare la questione». «La politica - ha aggiunto La Manna - non parla dei rifugiati perché teme di perdere consenso». Tutto il contrario di Papa Francesco, che proprio nel Centro Astalli, a settembre, invitò a non trasformare i conventi inutilizzati in alberghi ma ad aprirli ai rifugiati: «Già cinque strutture, di cui però non voglio fare il nome per rispetto - ha rivelato La Manna - hanno accolto a Roma quell’invito, alcune facendo lavori a proprie spese. Sono già operative e presto le faremo conoscere: spero che si inneschi una competizione positiva». Ma non è l’unico «effetto Francesco»: «Tante persone buone si sono sentite interpellate dalle parole del Papa - spiega il gesuita - e questo ha portato a un aumento di volontari e di risorse». Sono 486 i volontari romani impegnati ad aiutare circa 21.000 utenti del Centro (cifra che arriva a 37.000 con le altre sette strutture di tutta Italia). Le domande d’asilo presentate nel 2013 sono state 27.830, con un aumento del 60%, a fronte di 42.925 sbarchi mentre sono 713 le vittime di tortura assistite. Minimo il numero di siriani che chiede di restare in Italia (695) se paragonato alle richieste in Svezia (oltre 16.000) o Germania (quasi 12.000). La mensa lo scorso anno ha distribuito 102.675 pasti, una media di 350/400 al giorno. Numeri comunque allarmanti, di fronte alle necessità lavorative e abitative dei rifugiati, alle difficoltà dei ricongiungimenti familiari. «Manca una programmazione - ha sottolineato il direttore dei progetti Centro Astalli Berardino Guarino - e la questione è urgente soprattutto nelle grandi città. Le manovre con tagli lineari sono state una vergogna: si sta passando dal welfare alla cultura dello scarto». Eppure il sindaco Marino, nel suo intervento, non ha saputo andare oltre parole di circostanza, sulle «migliaia di persone che non hanno l’accoglienza che spetta a ogni essere umano, persone fuggite da guerre, torture, malattie». Marino ha annunciato l’elaborazione di un database degli edifici a disposizione del Comune. «Nel valorizzare le risorse terremo conto di chi è rimasto un passo indietro». Davvero un po’ poco... Intanto ieri è stato svelato dove Papa Francesco celebrerà la Messa «in Coena Domini» del Giovedì Santo. Come ha sempre fatto, si recherà «tra gli ultimi» per il rito della lavanda dei piedi. Lo scorso anno andò nel carcere minorile, questa volta andrà ancora in via Casal del Marmo ma al Centro Santa Maria della Provvidenza della Fondazione Don Gnocchi, tra i disabili e i loro familiari.

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