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La mamma di Manuel: «Quella donna dice solo bugie. Mio figlio ha l’incubo dei boschi»

Parla Adelaide Salpietro, la donna che ha dato il via all'inchiesta su quella terribile giornata sul Monte Livata

Adelaide Salpietro, lei è la madre del piccolo Manuel. Non ha mai parlato ai giornali. Come mai si è decisa adesso? «Ho deciso di parlare di questa vicenda solo ora perché ho avuto bisogno di tempo per dedicarmi ai bambini, al loro recupero psico-fisico. Non soltanto Manuel è stato segnato da questo episodio, ma anche i suoi fratelli più grandi, di 11 anni e 9, hanno sofferto al pensiero di aver perso il fratellino più piccolo». Come sta Manuel? «È ancora molto turbato, ha grosse difficoltà ad addormentarsi la sera, non vuole più dormire in camera da solo, ha ripreso a fare pipì durante la notte e ha spesso il terrore che possano arrivare animali feroci. Finora l’unico racconto che si è letto sui giornali è quello della Canestrari. Oggi vorrei dare la mia versione. Sono stata a Monte Livata e chiunque conosca la zona sa che è impossibile perdersi partendo dal centro abitato». Cosa non le torna? «Il racconto di Alexia (persasi con Manuel e Nicole, sua figlia), non mi è sembrato plausibile né verosimile. Mi ha colpito l’iperattivismo mediatico in un momento in cui io, al suo posto, avrei scelto di dedicare il mio tempo alla cura dei miei figli piuttosto che alla difesa sui giornali. Ma mi rendo conto che ognuno di noi ha una diversa sensibilità. Mi ha colpito il fatto che lei abbia continuato a marciare, senza mai ritornare sui suoi passi, la cosa più logica da fare, decidendo piuttosto di seguire ipotetiche impronte di ciaspole. Mi ha colpito il fatto che abbia deciso di abbandonare i bambini perché si stava congelando, sostenendo che se fossero rimasti insieme sarebbero morti tutti e tre. Ma allora come poteva pensare che i bambini sarebbero sopravvissuti da soli e non sarebbero morti anche loro congelati? E soprattutto quanto è stato utile averli abbandonati soli nella notte in un territorio frequentato da lupi, orsi, cinghiali e volpi, visto che lei è stata ritrovata alle 2.30 di notte e i bambini alle 11.30 del mattino circa?». Lancia dubbi gravi... «Non è stata in grado di dare indicazioni utili al loro ritrovamento, addirittura appena ritrovata ha detto ai soccorritori di averli lasciati al sicuro in una cascina, poi di avere costruito un riparo con lo slittino e dei rami ed in seguito di averli lasciati in una grotta. Il posto sicuro e al riparo dove dice di averli lasciati in realtà è una pietraia senza nessuna copertura. Li ha lasciati che erano svegli per un’intera notte. Si sono mossi di giorno però cadono dalla strapiombo di circa 4 metri (questo era il posto sicuro dove li aveva lasciati), Nicole si è salvata finendo sulla cima di un albero e Manuel è sopravvissuto cadendo fortunatamente in una sorta di pozza di fango e foglie. Entrambi hanno riportato lesioni su tutto il corpo e fratture, salvandosi per miracolo». Dov’era quando l’hanno avviata del ritrovamento? «Quando ci hanno chiamati dicendo di averli trovati mi è scoppiato il cuore dalla gioia. Nonostante sapessi razionalmente che era impossibile fossero sopravvissuti ad una notte all’aperto il 31 dicembre sentivo dentro di me che Manuel era ancora vivo». Ora è stata avviata un’inchiesta. Che si aspetta? «Sono molto fiduciosa nell’operato della magistratura e degli investigatori. Io ed il mio ex marito abbiamo un affidamento congiunto, quindi siamo io e lui ad avere la responsabilità sui nostri figli. Lui doveva vigilare secondo il suo dovere, a maggior ragione sapendo che la sua compagna non stava bene. Al momento la situazione di affido non è cambiata perché purtroppo, nonostante una mia istanza di modifica, il giudice del Tribunale civile ha ritenuto non sufficiente chiara la modalità in cui si sono svolti i fatti e nell’incertezza ha preferito permettere la frequentazione dei miei bambini nella casa dove abita anche la Canestrari, senza voler neppur ascoltare i miei figli che, invece, continuano a dirmi di avere paura e di non voler rimanere soli con Alexia. Già in passato lo psicologo del Tribunale aveva stabilito che l’affido congiunto era da evitare. Rimane poi il fatto che la Signora Canestrari, dopo questa vicenda ha avuto il tempo di parlare per ore con giornali e televisioni ma non per farmi una chiamata e dirmi "mi dispiace" oppure "scusami", o anche solo "come stai", né l’ha fatto con i miei figli, che ovviamente oggi hanno paura nell’affrontarla».

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