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Patacche, depistatori e mitomani. Quante verità sul caso Moro

Dopo le dichiarazioni di un ex poliziotto si riapre la caccia alle streghe DOCUMENTI KGB Le carte top secret, le Br e i terroristi tedeschi STRANE COINCIDENZE Il precedente nel f

«Deve finire questo clima da guerra civile strisciante e talvolta dichiarata. Gli anni di piombo vanno studiati con serietà, non devono essere usati come armi politiche. La magistratura ha il dovere d’indagare ma anche di scartare subito le notizie che appaiono ictu octuli infondate o depistanti, con buona pace di quel codazzo di plaudenti che istericamente esultano al solo nominare di Gladio, circoli atlantici e complotti vari. Ricorre oggi uno squallido déjà vu a cui molti disperatamente s’appigliano perché cominciano a rendersi conto che le vulgate di un tempo su stragi, delitti e fatti d'eversione si stanno inesorabilmente sgretolando». Il giudice Rosario Priore, grande esperto di terrorismo, invita a diffidare delle rivelazioni sugli anni di piombo, tanto clamorose quanto improbabili, che stanno conquistando sempre più di frequente la ribalta mediatica. A giugno un antisabotatore affermò che il ministro Cossiga, il 9 maggio '78, avrebbe raggiunto via Caetani ben prima che i brigatisti comunicassero il luogo in cui era stato abbandonato il cadavere di Moro. Ciò, secondo taluni, proverebbe l'esistenza di una regia democristiana e occidentale nell’omicidio dello statista pugliese. Peccato che nessuno dei passanti della centralissima via Caetani notò la presenza anzi tempo del futuro presidente della Repubblica. Singolare poi è la vicenda di Giovanni Ladu, il finanziere sardo che sostenne di aver partecipato, da militare di leva, a un’operazione segreta finalizzata alla liberazione di Moro. Al piano sovrastante l’appartamento utilizzato come covo-prigione dai brigatisti sarebbe stata operativa - addirittura - una base dei servizi segreti di paesi Nato che monitorava l’andamento del sequestro. Ovviamente il piano di liberazione venne interrotto e il presidente della Dc fu abbandonato al suo tragico destino. Un altro sardo, Oscar Puddu, sbucò dal nulla per confermare le accuse di Ladu. L’ex giudice Imposimato accredita in un libro la ricostruzione dei fatti fornita dai due sardi. Di diverso avviso è invece Il Pm romano Palamara che, dopo aver scoperto che Puddu e Ladu sono la stessa persona, sta indagando quest'ultimo per il reato di calunnia. Ma la vicenda del testimone dalla doppia identità non ha esaurito il filone aureo della trama atlantica. Negli ultimi giorni sono giunte le dichiarazioni di Enrico Rossi. Quest’ultimo, un ispettore di polizia in pensione, sostiene di aver condotto un'indagine sull’eccidio di via Fani dagli esiti sconvolgenti. È noto che nel luogo in cui venne sequestrato Moro fosse presente una moto Honda con a bordo due giovani mai identificati nelle inchieste. Secondo Rossi potrebbe trattarsi di elementi dei servizi segreti italiani, giunti da Torino per supportare le Br. La notizia ha suscitato polemiche molto accese. Il senatore di Forza Italia Gasparri considera le nuove rivelazioni una fandonia che la magistratura dovrebbe sanzionare. Il senatore del Pd Gotor, storico affermato, ha parlato di un razzo depistante indirizzato verso la rinascente commissione parlamentare sugli anni di piombo. Anche Pellegrino - presidente della commissione Stragi negli anni ’90 - pensa a un depistaggio, evidenziando peraltro come gli ignoti motociclisti avessero dimostrato un’assai discutibile efficienza militare E' presto forse per formulare un giudizio definitivo sulle dichiarazioni dell'ispettore Rossi. Ma il monito lanciato dal giudice Priore impone considerazioni di ordine generale. Il nostro paese deve effettivamente liberarsi dei fantasmi del passato ma per farlo necessita di una presa di coscienza. Il rigore dell'indagine deve prevalere sulle suggestioni propinate a colpi di scoop, troppo spesso infondati e talvolta consapevolmente inquinanti. La ricerca della verità compete a chi non persegue obiettivi politici. Le ricostruzioni dei fatti non possono alimentare scontri ideologici. Chi vuole confrontarsi lealmente con i grandi misteri italiani, deve acquisire consapevolezza della complessità degli anni di piombo. Una complessità che scaturisce dalla compresenza di molteplici e contrapposti fattori. Lo scontro interno al Pci di Berlinguer tra riformisti e sostenitori dell'ortodossia sovietica. Il ruolo svolto dall'internazionale socialista. Le contrapposizioni nella Dc tra la componente filoamericana e gli eredi dell'autonomismo dossettiano. Le reazioni conservatrici alle politiche di apertura a sinistra. La reale collocazione del nostro paese nel contesto della guerra fredda ma anche nello scacchiere mediterraneo. La doppia anima dei servizi di sicurezza, scandita dalla contrapposizione tra le fazioni filoarabe e quelle filoisraeliane. I gradi di autonomia dell'Italia nell'alleanza atlantica e i contenziosi mai dichiarati con Francia e Inghilterra. Le ingerenze subite dai paesi dell'est comunista. I rapporti tra l’eversione italiana e la rete internazionale del terrore che fece base a Parigi. Troppi restano i fili da riannodare per perdere tempo con le sciocchezze.

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