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Si spaccia per 007 e fa sesso gratis

Il racconto di una ragazzina: «Diceva che lo mandava mamma». L’indagato Mirko Ieni ha deciso di non rispondere al gip: preferisco il silenzio

«Oggi non parlo, altrimenti tutto quello che dico finisce immediatamente sui tg e sui quotidiani, per questo motivo preferisco rimanere in silenzio». È durato una manciata di minuti l’interrogatorio di garanzia (il terzo) per Mirko Ieni. L’indagato era arrivato al quinto piano della cittadella giudiziaria romana poco dopo le 10 del mattino, libero ma con un braccialetto elettronico che ne segue i movimenti dopo l’accoglimento della richiesta di custodia cautelare ai domiciliari, e nell’ufficio del gip ci è rimasto pochissimo. Giusto il tempo per polemizzare con i giudici e per ricordare che la decisione di avvalersi della facoltà di non rispondere dipendeva anche dal fatto che nelle carte dell’ultima ordinanza che lo vede coinvolto, ci sarebbe una ragazza a lui cara. Si tratta di una delle giovani squillo che avrebbero lavorato alle sue dipendenze e della quale, lo stesso Ieni, si sarebbe invaghito. Un affetto che avrebbe convinto il presunto «pappone» a far uscire dal giro la stessa ragazza, che in effetti avrebbe smesso di prostituirsi poco dopo su suggerimento di Ieni.     Lo spione ricattatore È sempre più profondo il baratro dentro cui, loro malgrado, si muovevano le due giovanissime finite a prostituirsi nella casa di viale Parioli. Al sesso a pagamento (con clienti facoltosi che potevano permettersi anche 200 euro per un incontro illecito con una minorenne), alla cocaina e alle «gite» lavorative a Ponza infatti, dalle carte dell’incidente probatorio di una delle due protagoniste, viene fuori anche un investigatore privato (o presunto tale) che, dopo essere stato assoldato dalla madre di una delle due Lolite per verificare i comportamenti della minore, avrebbe fatto il salto della quaglia, per ottenere dalla giovane colta sul fatto, sesso gratis e denaro. «Mi ha raccontato - ha riferito ai giudici una delle due minori - che questo cliente si è presentato all’appartamento in viale Parioli, come cliente e ha cominciato a dirgli: "Guarda, io sono un investigatore privato, tua madre mi ha mandato qua”. Quindi lei ha cominciato a dirgli che c’aveva 16 anni, dove abitava. Lui l’ha spinta a dire la verità. Lui gli faceva capire che già sapeva e che quindi era inutile che nascondeva». Orchi che si aggiungono ad orchi, sullo sfondo di una storia che sembra ritagliata da un film di Lars Von Trier, e che invece si è svolta in uno dei salotti bene della Capitale, dove tra un avvocato, un giornalista e un funzionario dell’Onu, aveva trovato posto anche un ricattatore che, assoldato per trovare notizie, si era rivenduto. «Non mi ricordo se lei gli ha detto ti do il doppio di quanto ti ha dato mia madre, tipo.... una cosa del genere, oppure glieli ha chiesti lui. Però mi sembra che lei glielo ha detto. E lui ha detto: "Va bene. Cento euro alla settimana, se non me li dai io dico tutto a tua madre”». E ai cento euro settimanali, per non farsi mancare proprio nulla, l’uomo (che per ammissione della stessa ragazza era a conoscenza del fatto che fosse minorenne) avrebbe poi preteso di ottenere gratis, anche un rapporto sessuale».     La droga Non c’è solo lo sfruttamento della prostituzione a inguaiare il barista; tra i capi d’imputazione contestati a Ieni saltano fuori anche storie di droga: venduta, ceduta gratis o come acconto sul «tariffario» che le ragazze avrebbero dovuto garantire al «pappone» che si occupava di aggiornare il sito di incontri e che metteva a disposizione sia l’appartamento dei Parioli che la casa dei genitori che, al tempo, erano fuori città, cocaina e canne fanno da contorno a questa vicenda complicata. E se alcune tra le ragazze si pagavano i propri paradisi artificiali, una di loro, la stessa che era considerata da Ieni una «persona cara», la poteva avere gratis: «Non la pagava (la droga, ndr.) - raccontò un’altra ragazza sentita dagli inquirenti ed estranea al giro di prostituzione - perché lei piaceva a Mirko».     Il look giusto Jeans e maglietta, o tacchi alti e trucco da «grande»: le ragazze rimaste incastrate con il miraggio del «soldi facili» si ponevano anche il problema di come presentarsi agli appuntamenti. «All’inizio, quando abbiamo iniziato a prostituirci - ha raccontato ancora una delle due ragazze - ci truccavamo e mettevamo a volte i tacchi, poi era estate quindi io per esempio mettevo le zeppe. Però poi dopo un po’ che avevamo capito la situazione un po’ com’era ci andavamo vestite normali, cioè jeans e maglietta. Noi più che altro ci mettevamo i tacchi e ci vestivamo più eleganti possibile, per sembrare più grandi - spiega la ragazzina - Quando poi tanto abbiamo visto che ad alcuni non gliene fregava niente, ad altri più o meno un po’ da come noi parlavamo sembrava che c'avevamo 15 anni, quindi alla fine ci vestivamo normali». Anche perché, nel caso ci fosse da affrontare una serata mondana «va beh, io mi mettevo, per esempio, il rossetto rosso o magari quello rosa. Però truccate sempre normali, cioè niente di che».

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