Botte e minacce, ricatti feroci e ritorsioni violente: la morte della testimone di giustizia Maria Concetta Cacciola - deceduta nell’agosto del 2011 per avere ingerito mezza bottiglia di acido muriatico – rappresenta un salto nel buio nella peggiore delle tradizioni di ‘ndrangheta: quella che non perdona nessuno tra coloro che decidono di collaborare con la giustizia, neanche i familiari più prossimi. Maria Concetta, giovane madre di tre figli, cresciuta in una famiglia di mafia e con il marito a fare la spola tra un carcere ed un altro, aveva deciso di allontanarsi dall’ambiente che le era capitato in sorte, raccontando ai giudici della distrettuale antimafia di Reggio Calabria gli affari di una delle ‘ndrine più potenti e feroci del panorama criminale calabrese. Una decisione che aveva mandato su tutte le furie la famiglia della giovane donna, costretta a rientrare a Rosarno, nel reggino, dalla località protetta dove era stata confinata dalle forze dell’ordine, con la minaccia, da parte dei familiari (padre, madre, fratello e nuora) di vedersi sottrarre i figli. Quella collaborazione doveva interrompersi immediatamente: così era stato deciso dal padre: «Questa troia di merda ride, questa troia. A te ti squaglia il cuore e lei ride. Perché lei vuole fare la lurida. Lei vuole che ci ammazzano. Vuole farci ammazzare ...(incomprensibile)... Hai capito! Non hai capito?» dice l’uomo intercettato dalle forze dell’ordine riferendosi alla paura che le dichiarazioni della figlia ai magistrati possano causare reazioni violente da parte della alleata famiglia dei Bellocco, su cui la giovane testimone di giustizia sta riferendo agli inquirenti. Ed è proprio per evitare ritorsioni da parte della cosca alleata che i Cacciola - già condannati in secondo grado per violenze nei confronti della figlia-– dopo avere fatto rientrare la giovane in Calabria, affiancano al loro difensore di fiducia (l’avvocato Gregorio Cacciolla) anche il legale storico del clan Bellocco, Vittorio Pisani: nomina che avrebbe così dimostrato agli stessi Bellocco che tra la fedeltà alle regole di ‘ndrangheta e l’affetto per la propria figlia i Cacciola avrebbero scelto in favore del crimine organizzato. I due difensori - finiti ieri in manette assieme ai familiari della pentita - avrebbero imposto a Maria Concetta di registrare un file audio in cui la giovane ritrattava le accuse già rilasciate agli inquirenti, accusando la Procura di avere fatto su di lei pressioni per convincerla a parlare - Una storia di ordinaria follia mafiosa che ha portato il Procuratore capo Cafiero De Raho a definire i protagonisti di questa vicenda assurda come «non appartenenti al genere umano». Dopo avere registrato contro la propria volontà il file audio, la giovane donna avrebbe tentato di contattare i carabinieri per tentare di ritornare sotto protezione. Non ci fu tempo. Due giorni dopo la telefonata con la richiesta di aiuto ai carabinieri - siamo nell’agosto del 2011 - Maria Concetta Cacciola fu ritrovata nel garage di casa in fin di vita per avere ingerito una dose letale di acido che le sciolse gli organi. E se fin ora si era parlato di suicidio, l’operazione di ieri, ribalta le cose: Maria Concetta, la donna che aveva provato ad allontanarsi dalla mafia, potrebbe essere stata uccisa per lavare l’onta della collaborazione con «quei cani luridi degli sbirri».
Pentita morta con l’acido, arrestati i genitori e gli avvocati
Botte e minacce, ricatti feroci e ritorsioni violente: la morte della testimone di giustizia Maria Concetta Cacciola - deceduta nell’agosto del 2011 per avere ingerito mezza bottiglia di acido...
