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Il Papa avverte: mai più una tratta delle novizie

«Se non formiamo i cuori, formiamo mostri»

Nel giorno dedicato alla ricorrenza liturgica del Santissimo Nome di Gesù, «titolo» della Compagnia fondata da S. Ignazio, Papa Francesco ha celebrato la Messa nella chiesa del Gesù anche in ringraziamento per l’iscrizione di Pietro Favre nell’elenco dei santi. Nell’omelia il Papa ha detto ai confratelli che «ognuno di noi, gesuiti, che segue Gesù dovrebbe essere disposto a svuotare se stesso. Siamo chiamati a questo abbassamento: essere degli "svuotati". Essere uomini che non devono vivere centrati su se stessi perché il centro della Compagnia è Cristo e la sua Chiesa». Poi ha aggiunto: «E se il Dio delle sorprese non è al centro, la Compagnia si disorienta. Per questo, essere gesuita significa essere una persona dal pensiero incompleto, dal pensiero aperto». Poi Francesco ha parlato dell’inquietudine di cercare Dio: «Solo questa inquietudine dà pace al cuore di un gesuita, una inquietudine anche apostolica. È l’inquietudine che ci prepara a ricevere il dono della fecondità apostolica. Senza inquietudine siamo sterili. È questa l’inquietudine che aveva Pietro Favre». Citando l’esempio del nuovo santo, Francesco ha sottolineato che «Una fede autentica implica sempre un profondo desiderio di cambiare il mondo. Ecco la domanda che dobbiamo porci: abbiamo anche noi grandi visioni e slancio? Siamo anche noi audaci? Il nostro sogno vola alto? Lo zelo ci divora? Oppure siamo mediocri e ci accontentiamo delle nostre programmazioni apostoliche di laboratorio? Ricordiamolo sempre: la forza della Chiesa non abita in se stessa e nella sua capacità organizzativa, ma si nasconde nelle acque profonde di Dio». Infine, Francesco ha svelato un po’ del suo cuore, del suo modello, dell’ispirazione di Favre che guida la sua azione: «Mi viene da pensare alla tentazione - ha detto - che forse possiamo avere noi e che tanti hanno, di collegare l’annunzio del Vangelo con bastonate inquisitorie, di condanna. No, il Vangelo si annunzia con dolcezza, con fraternità, con amore». Questo è lo spirito con cui il Papa «venuto dalla fine del mondo» vuole portare il messaggio di Cristo all’uomo contemporaneo. Concetti in qualche modo emersi nel colloquio con i superiori generali degli ordini religiosi di novembre e pubblicati ieri dalla «Civiltà Cattolica»: «La formazione - ha detto il Papa - è un'opera artigianale, non poliziesca. Dobbiamo formare il cuore. Altrimenti formiamo dei piccoli mostri. E poi questi piccoli mostri formano il popolo di Dio. Questo mi fa venire la pelle d'oca». Parlando del «reclutamento vocazionale» il Pontefice ha esortato a tenere gli occhi aperti affinché non ci siano più fenomeni poco trasparenti, ricordando la «tratta delle novizie» denunciata dai vescovi filippini nel 1994: «Il carisma - ha sottolineato - non è una bottiglia di acqua distillata». La strada indicata è quella di introdurre nel governo centrale degli ordini «persone di varie culture, che esprimano modi diversi di vivere il carisma». Francesco ha anche fatto riferimento alla severità delle disposizioni di Benedetto XVI per le ammissione ai seminari, approvandone il rigore: «Se un giovane che è stato invitato a uscire da un Istituto religioso a causa di problemi di formazione e per motivi seri, viene poi accettato in un seminario, questo è un altro grosso problema. Non sto parlando di persone che si riconoscono peccatori: tutti siamo peccatori, ma non tutti siamo corrotti. Si accettino i peccatori, ma non i corrotti».

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