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«Il maschio seduto per terra, la femmina a cavalcioni su un albero»

Intervista a Giuseppe Pelliccia, l’uomo che, per primo, ha ritrovato Nicole e Manuel

Giuseppe Pelliccia, 67 anni, quasi 30 trascorsi come volontario e responsabile del Centro radio-soccorso della Protezione civile di Subiaco, è l’uomo che, per primo, ha ritrovato Nicole e Manuel, i due bambini dispersi sul Monte Livata. Come avete capito dove potevano essere i bambini? «Ci siamo basati su quanto raccontato dalla madre durante la notte. Dalla sua descrizione, abbiamo ipotizzato che fossero sotto la cresta della roccia, e così è stato. Li abbiamo trovati in una zona abbastanza impervia, in un punto scosceso, vicino a dove è stata recuperata la madre, ma più in alto. In casi come questi ci vuole anche un po’ di fortuna». A che ora avete iniziato le ricerche? «Ci siamo incontrati alle 7 e siamo saliti a Monte Livata. Alle 8.30 sono iniziate le ricerche e alle 11.30 abbiamo ritrovato i bambini. Eravamo un gruppo di 7 persone, ci siamo sparpagliati a rastrello, rimanendo abbastanza vicini in modo da poterci chiamare». Eravate convinti di trovarli? «In realtà avevamo molta paura di trovare i bambini in condizioni penose. Fortunatamente la madre li ha lasciati in una zona dove non c’era la neve, in un punto dove la mattina presto arriva subito il sole. Altrimenti non so come sarebbe andata a finire». Come li avete trovati? «Li chiamavamo per nome e a un certo punto, finalmente, hanno risposto. Io ero quello più vicino a loro e sono stato il primo ad arrivare sul posto. Il bambino era seduto per terra, la bambina stava a cavalcioni su un alberello, senza scarpe». Senza scarpe? «Sì, probabilmente le avrà perse durante la mattinata. Se fosse rimasta scalza tutta la notte, con quelle temperature, avrebbe avuto i piedi congelati. Le scarpe infatti le abbiamo ritrovate lì vicino». Quali sono state le prime parole? «Dicevano che avevano paura e che volevano tornare a casa. Avevano anche fame e, ovviamente, erano molto infreddoliti e assonnati. Hanno parlato poco, la bambina si lamentava perché aveva un po’ di dolore al braccio». Come li avete tranquillizzati? «Cercando di fargli dimenticare subito l’esperienza vissuta. Erano in buone condizioni, considerando quello che era successo. Gli abbiamo messo delle giacche addosso, dato dell’acqua e della frutta. Gli abbiamo anche detto che la madre si era allontanata per cercare aiuto e che stava per arrivare l'elicottero per portarli al sicuro. Il maschietto era contento di andare in elicottero, mentre la bambina voleva recuperare lo slittino. Le abbiamo promesso che gliene regaleremo due». Come li avete riportati a valle? «Tenendoli in braccio e scambiandoceli durante il percorso. La bambina mentre parlava ogni tanto si addormentava». In quasi 30 anni come volontario della Protezione Civile aveva mai vissuto un’esperienza simile? «Mi era capitato di recuperare persone che si erano perse o uomini e donne che si erano rotti un braccio o una gamba, ma bambini mai. È una situazione completamente diversa. Riportarli ai loro genitori è stato veramente bello e molto emozionante».

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