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Parolisi spinto a uccidere dalla sua doppia vita

Patrizia Pennellap.pennella@iltempo.it Il padre dell’amante aveva prenotato una stanza vista mare in un albergo di Amalfi: doveva conoscere il fidanzato della figlia e non sapeva che fosse un uomo...

Il padre dell’amante aveva prenotato una stanza vista mare in un albergo di Amalfi: doveva conoscere il fidanzato della figlia e non sapeva che fosse un uomo sposato. All’amante Salvatore Parolisi aveva garantito che all’appuntamento si sarebbe presentato da uomo «quasi libero», dopo aver annunciato alla moglie Melania di lei l’intenzione di separarsi. È in questa «strettoia affettiva» e in tutte le paure, le debolezze, le agitazioni, che i giudici della Corte d’Assise d’Appello dell’Aquila collocano il movente che ha portato il caporalmaggiore dell’esercito a uccidere la compagna, probabilmente al termine di una lite, il 18 aprile del 2011 nel bosco delle Casermette in provincia di Teramo. La Corte abbandona la strada percorsa dal giudice per le indagini preliminari per recuperare le motivazioni che già erano un cardine dell’accusa formulata dal pm, saldando l’uno all’altro i risultati delle analisi biologiche e di tutti gli accertamenti compiuti all’indomani del ritrovamento del cadavere. Ma quello che ha inciso fortemente sulla decisone dei giudici di secondo grado (così come su quella del gip Marina Tommolini) è il comportamento di Parolisi, le sue bugie, i depistaggi che ha tentato di attuare, il nascondere prima e il provare a negare poi, la relazione con un’altra donna, che con il trascorrere del tempo era diventata per lui sempre più importante. Nella sentenza il giudice estensore Armanda Servino è durissima quando rileva: «L’nusitata violenza nell’infliggere alla vittima ben 35 coltellate, la lucida determinazione dimostrata dopo la perpetrazione dell’omicidio, nell’immediatezza, con la cinica elaborazione della scomparsa della moglie e le pretestuoso false informazioni fornite agli inquirenti, la freddezza non comune di cui l’imputato ha dato prova nella predisposizione di accorgimenti atti a scongiurare un suo coinvolgimento nel delitto, la condotta di depistaggio pervicacemnete attuata sia nel cancellare le tracce della sua relazione, sia nel vilipendere il corpo senza vita della moglie e nell’inquinare la scena del crimine». Parolisi non ha elementi, nemmeno uno, a suo favore. E allora perché la condanna è passata dal carcere a vita a trent’anni? Per un banale motivo tecnico: sulla base dei reati considerati il gip doveva partire come pena base non dall’ergastolo con isolamento diurno ma dall’ergastolo semplice. Che con lo sconto previsto per l’abbreviato scende appunto a trent’anni.

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