Gilberto Caldarozzi, romano, classe 1957, è l’uomo che ha catturato Bernardo Provenzano e il padrino catanese Nitto Santapaola, «alleato» nella strategia di attacco al cuore dello Stato di Totò Riina durante la stagione delle bombe. È stato direttore del Servizio centrale operativo fino al luglio 2012, quando è diventata definitiva la condanna a tre anni e otto mesi per l’irruzione nella scuola Diaz di Genova. Anche lui non è stato sfiorato dalle indagini sui pestaggi e sulle violenze della «macelleria messicana», ma solo per la sottoscrizione del falso decreto di perquisizione. Ha chiesto di scontare gli otto mesi non indultati ai servizi sociali, ma i giudici di Cassazione hanno rigettato l’istanza confinandolo agli arresti domiciliari che termineranno a maggio. Nel marzo 2013 la Procura generale presso la Corte dei conti della Liguria gli contesta un danno erariale di 334mila euro per le lesioni subite dal giornalista Mark Covell nella scuola Diaz. Il 17 maggio, poi, gli notificano un procedimento disciplinare che lo considera ufficiale di polizia giudiziaria, qualifica che Caldarozzi non ha più dal 2006, quando venne promosso dirigente superiore.
Dava la caccia ai boss e si ritrova ai domiciliari
Gilberto Caldarozzi, romano, classe 1957, è l’uomo che ha catturato Bernardo Provenzano e il padrino catanese Nitto Santapaola, «alleato» nella strategia di attacco al cuore dello Stato di Totò Riina...
