Attualità

Aziende nei guai per gli incontri dei vip

Manager e professionisti usavano i telefoni di servizio per concordare appuntamenti e tariffe

Baby squillo e clienti: la storia continua. Nella vicenda che ha coinvolto le due minorenni che si prostituivano in un appartamento nel quartiere Parioli, vengono fuori nuovi dettagli. Dall’inchiesta in corso, infatti, è emerso che per chiamare e fissare gli appuntamenti sessuali con le due ragazzine, alcuni clienti vip utilizzavano utenze telefoniche intestate ad altri. I dipendenti di aziende, che disponevano di un telefono di servizio, infatti, facevano partire le chiamate proprio da quei numeri che non risultavano intestati a loro. Questo, probabilmente, nella speranza di tutelare la propria privacy. E così, sui telefoni delle ragazzine di 14 e 15 anni, i numeri dei clienti erano memorizzati con utenze diverse, che nulla avevano a che fare, almeno sulla carta, con i nomi di chi le utilizzava. Il lavoro degli investigatori, dunque, ha comportato anche una ricerca approfondita su questi cellulari che in un primo momento non erano legati a un nome e cognome. Sullo sfondo, quindi, un giro ben più ampio di quello che si immagina e che ha portato nel mirino della procura di Roma professionisti, manager e dirigenti di azienda, oltre che all’arresto di 5 persone tra cui la mamma di una delle ragazze coinvolte. Sotto la lente di ingrandimento degli investigatori sono finite decine di utenze da cui partivano telefonate per gli incontri a luci rosse. Da luglio a settembre da questi cellulari sono state contattate le ragazze, sono stati presi accordi su luoghi e modi d’incontro e sono state pattuite le cifre da corrispondere per ogni rapporto sessuale. Dietro i telefoni dei facoltosi clienti, che arrivavano a pagare cifre da capogiro per un incontro, anche breve, con le minorenni, appaiono dunque i nomi di importanti società, istituti di credito e aziende. Un modo come un altro, probabilmente, per sperare che questo bastasse a sviare un possibile controllo. Ma forse anche una leggerezza, che è costata cara a chi l’ha commessa. Ora, però, gli inquirenti devono accertare se gli stessi clienti che hanno usato le utenze delle aziende per cui lavoravano, hanno davvero avuto rapporti sessuali con le minorenni e se, nel caso, fossero consapevoli dell’età delle ragazze. Le due baby squillo, infatti, avrebbero anche potuto dimostrare meno degli anni effettivi e trarre così in errore il potenziale cliente. La cosa certa, però, indipendentemente dal fatto che il rapporto sia stato consumato o meno, è che la chiamata verso i numeri delle minori è partita proprio da quelle utenze. Il lavoro degli investigatori comunque non è finito. Le indagini proseguono, infatti, per fare luce su tutte le persone che avrebbero avuto contatti con le due ragazze. Clienti o presunti tali che in qualche modo, attraverso svariate utenze telefoniche, hanno chiamato i numeri appartenenti alle ragazzine di 14 e 15 anni.

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