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Pelosi: «Non vogliono scoprire la verità»

Parla l’unico condannato per l’omicidio del regista Pier Paolo Pasolini. E dalle intercettazioni conferme sul coinvolgimento di altre persone

Pelosi: «Non vogliono scoprire la verità»

Pier Paolo Pasolini

«Non vogliono scoprire la verità». Ne è convinto Giuseppe Pelosi, detto «Pino la rana», l’unico condannato per l’omicidio di Pier Paolo Pasolini. Un delitto che dopo 38 anni e una sentenza, non è stato ancora mandato in «archivio». Il motivo? La procura di Roma è convinta che Pelosi non abbia agito da solo la notte tra il primo e il 2 novembre del 1975, quando fu trovato senza vita il regista Pasolini all’Idroscalo di Ostia.

«Chi indaga non ha intenzione di scoprire la verità, chi ha partecipato al delitto - continua «Pino la rana» - se volesse veramente capire chi c’è dietro quell’omicidio dovrebbe andare a citofonare a certe persone, come a casa di quel politico lì....quello famoso». Pelosi, che considera le indagini della procura di Roma «inutili» se non scavano in «determinati» ambienti, è stupefatto dagli accertamenti che sono stati compiuti fino ad oggi. Tanto da aggiungere che «se si vuole scoprire come stanno le cose basterebbe andare a indagare nella cerchia di Pasolini, chi frequentava, tra i quali anche politici».

Le considerazioni dell’unico condannato non si fermano qui. Anzi. Per «Pino la rana» nel corso degli anni sarebbero stati distrutti elementi utili a conoscere la verità, che se fossero stati presi in esame oggi, utilizzando le nuove tecnologie, il caso sarebbe stato già risolto. Ma chi ha distrutto queste «prove» processuali? Per Pelosi persone che non sono state mai prese in considerazione durante le indagini. «Non so quali nomi abbiano in mano gli inquirenti - dice Pelosi - ma credo che alcune posizioni non sono state mai esaminate».

Sotto la lente d’ingrandimento degli investigatori che si occupano di risolvere il «cold case» che risale a 38 anni fa, ci sono, comunque, decine e decine di persone che non sarebbero state mai ascoltate nel corso delle diverse inchieste. Dalla primavera del 2011 alla scorsa estate, sono state svolte numerose indagini disposte dalla magistratura romana. Che hanno portato a convincere gli investigatori ad affermare che l’omicidio di Pier Paolo Pasolini è stato compiuto da più persone oltre a Giuseppe Pelosi. E quali sono, tra gli altri, gli elementi che hanno portato le forze dell’ordine a raggiungere questa conclusione e a metterla nera su bianco? Le «intercettazioni preventive» compiute dalla riapertura delle indagini. Nelle mani della procura, dunque, ci sarebbero anche le conversazioni che sono state registrate dagli investigatori nel corso dei mesi per tentare di dare un nome e un volto ai presunti complici di Pelosi.

Sono gli stessi investigatori, infatti, che hanno riferito al pm titolare delle indagini che gli accertamenti fanno ipotizzare la possiblità che «Pino la rana» non abbia agito da solo. Il magistrato, dunque, appena terminerà di esaminare i cinque faldoni pieni dei risultati investigativi, stabilirà quali atti processuali disporre per andare avanti nelle indagini e valutare quindi quali provvedimenti prendere, semmai, nei confronti di chi è stato ascoltato dagli investigatori: oltre centoventi persone.

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