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Ecco i sospetti sui complici di «Pino la rana»

L’inchiesta a una svolta. Ascoltati oltre centoventi testimoni. Molti di loro non erano mai stati sentiti in precedenza.

Ecco i sospetti sui complici di «Pino la rana»

Pier Paolo Pasolini

Delitto di Pier Paolo Pasolini, l’inchiesta a una svolta. Ascoltati oltre centoventi testimoni. Molti di loro non erano mai stati sentiti in precedenza. Nessuno sapeva i loro nomi e cognomi e nessuno, quindi, li aveva mai fatti sedere davanti a un magistrato o a un investigatore per cercare di far luce sull’omicidio del giornalista, sceneggiatore, poeta, regista, attore e scrittore ucciso la notte fra il primo e il 2 novembre del 1975 all’Idroscalo di Ostia.

Non si sono mai fermate, infatti, le indagini sull’assassinio di Pasolini, per individuare chi avrebbe partecipato, oltre a Pino Pelosi, all’omicidio e per capire quale possa essere stato il movente. Adesso, c’è stata una vera e propria accelerazione nelle indagini, tanto che gli investigatori hanno ascoltato oltre 120 testimoni e hanno eseguito, tra l’altro, esami del Dna di decine di persone sospettate di aver partecipato al delitto.

La procura di Roma sta infatti esaminando dalla scorsa estate i risultati investigativi, passando sotto la lente d’ingrandimento gli interrogatori degli oltre centoventi testimoni e sta esaminando la documentazione depositata dagli investigatori che stanno portando avanti indagini sul cold case.

Tra le carte sul tavolo degli inquirenti, anche i risultati compiuti dai carabinieri del Ris di Roma, che hanno esaminato 19 profili genetici. Non solo. Sulle scrivanie del palazzo di Giustizia, ci sono pure i risultati delle indagini sui presunti complici di «Pino la rana», condannato per l’omicidio dello scrittore.

In base a quanto hanno accertato finora gli inquirenti, ci sarebbero elementi che confermerebbero il fatto che a partecipare all’omicidio sarebbero state più persone.

Insomma, l’inchiesta sul delitto di Pier Paolo Pasolini potrebbe arrivare a una svolta in tempi brevi, non appena, cioé, la procura di Roma terminerà di passare al setaccio la numerosa documentazione depositata dagli investigatori.

Per lungo tempo l’opinione pubblica venne tenuta all’oscuro sugli sviluppi delle indagini e del processo, restando del parere di un delitto scaturito in circostanze «oscure». Tra le numerose ipotesi del delitto dello scrittore, «giochi» di potere, lotta al petrolchimico e a trame internazionali. Nel 2010 spuntò un «super» testimone che sollevò il coperchio sul fatto che Pelosi non avesse agito da solo. Ma da quella testimonianza non ci furono sviluppi investigativi concreti. Soltanto un anno dopo, nel 2011, gli inquirenti ripressero in mano il fascicolo dell’omicidio del poeta e a far confluire in un unico fascicolo processuale tutti i documenti che facevano riferimento al delitto del regista.

Quindi, appena le carte sono state raccolte in un unico procedimento, due anni fa è ricominciata la caccia ai complici. Tanto che gli investigatori negli ultimi due anni hanno anche recuperato i reperti esaminati in passato per riavviare nuove analisi utilizzando tecniche scientifiche che precedentemente non esistevano. Adesso la parola è passata al magistrato romano titolare dell’inchiesta, che da mesi ha sulla scrivania i risultati investigativi che portano a ipotizzare, in base a nuovi accertamenti, che Pelosi non abbia agito da solo. E non è escluso che dalle decine e decine di testimonianze possa emergere anche il movente finora rimasto un mistero.

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